Il ritorno a Napoli

Il ritorno a Napoli

Come era consuetudine dei teatini provenienti dalla provincia lombarda, Don Andrea, diretto a Napoli, partì in nave da Venezia per circumnavigare la penisola. Giunta nelle acque ioniche, la nave fu investita da una tempesta in una località posta fra Catanzaro e Capo Spartivento, denominata “lido di Monasterace”.
A causa delle avarie subite dall’imbarcazione fu necessario interrompere il viaggio per qualche giorno. Don Andrea fu ospitato dal signore di Monasterace nel suo palazzo sulla collina.
Dopo la canonizzazione, i cittadini di Monasterace elessero S.Andrea come protettore; lo onorano con due feste annuali: a novembre e a maggio.
Nel 1582 ritornò a Napoli, dove riprese le sue attività scrivendo e guidando quanti fiduciosamente si rivolgevano a lui.
Nella comunità teatina il vegliardo dai capelli bianchi, aureolato da una grande ed alta stima di santità, curvo sotto il peso degli anni e delle sofferenze fisiche, fervido e vivido nella sua spiritualità, era considerato e venerato come il monumento vivente dell’autentica tradizione dell’Ordine. Il sacro rispetto dei confratelli erano condivisi in pieno da centinaia di suoi penitenti di tutte le classi sociali.

Nel 1584 fu, contemporaneamente, Preposto delle due case che l’Ordine aveva allora a Napoli: quella di S.Paolo Maggiore e quella dei SS.Apostoli.
Era uomo di pace.
Nei tumulti avvenuti nel 1585, in cui fu trucidato G.V. Starace, eletto della plebe, ritenuto responsabile della carestia che affliggeva la città, Don Andrea fece opera di pacificazione e mise anche a disposizione dei più bisognosi le risorse della sua famiglia religiosa.
Essendo stato assassinato, nel 1593, suo nipote Francesco, non solo perdonò l’uccisore, ma volle che altrettanto facessero i suoi familiari.