Novena - Quarto giorno

Novena - Quarto giorno

3 - LETTURA
 
 
 
 
Dall’odierna Liturgia della Parola

 

1.     Signore, hai compassione di tutti, poiché tu ami le cose esistenti..

 

2.  Sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in Lui.

 

3.  Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.




Avellino:Dalle Lettere di Sant’Andrea

Napoli, 4 (?) novembre 1599 Al Signore Don Luigi Carafa, Principe di Stigliano (vol. II, lett. 362, pp. 377-378)

Presente e assente vado pensando sempre come possa giovare all’anima di tutti voi e già vedete che nulla fatica mi è grave per il grande amore che vi porto e per il gran desiderio che sempre tengo nel cuore della salute dell’anima vostra, comprata con l’infinito prezzo del sangue prezioso del Figliuolo di Dio, che tanto amò e stimò l’anime nostre. Si esinaní e abbassò tanto Sè stesso, che non solamente volle farsi a noi simile, prendendo in sè tutte le nostre pene e miserie, tranne il peccato e l’ignoranza, ma ancora il Regio Profeta, in nome di Lui, disse: «Io son verme e non uomo, l’obbrobio degli uomini e il disgreggio della plebe».

E, perchè il Figliuolo di Dio tanto si abbassò e volle essere tanto vile stimato?

Primo, per dimostrarci il valore e l’eccellenza delle anime nostre, tanto da Lui stimate e da noi dispreggiate. Da molti si fa più stima della roba, del vanissimo onore del mondo, della falsa bellezza e sanità del corpo e delle altre vanità mondane, che dell’anima, con tanta eccellenza creata e con tanto gran prezzo ricomprata dalla Somma Sapienza, che sa il vero prezzo delle cose.

Secondo. Si abbassó tanto il Creatore e Signore del tutto per abbassare la nostra gran superbia. Siamo polvere ed in polvere anco ritorneremo. E tanto ci insuperbiamo di quello che non fu ne sarà mai nostro – che ciò che si trova in noi di bene, è di Dio! – e noi sopra gli altri ci essaltiamo.

Terzo. Il Figlioulo di Dio tanto si abbassò in terra per esaltare noi sopra tutti i cieli e farci figliuoli dell’Eterno Padre, suoi fratelli ed eredi del celeste Regno, se imiteremo la sua mansuetudine e umiltà, sicome Egli ci insegna, e se non faremo signoreggiare e regnare in noi il peccato, a Dio tanto odioso.

E però, i veri figliuoli di Dio, eredi del celeste Regno fuggivano più il peccato che la morte, che è paga del peccato. Anzi, eliggevano più presto morire con vari tormenti che peccare con diletto e piacere, considerando che per il peccato è morto il Figliuolo di Dio con tanti dolori, tormenti, e vergogne.

Se l’uomo ben meditasse queste cose, non facilmente pecarebbe. E, se per inavertenza o per fragilità pecasse, non dimorerebbe manco un’ora nel peccato. Ma subito, con una lacrimosa e dolorosa confessione e fruttuosa penitenza, cercherebbe scancellare il suo peccato, a Dio tanto odioso e dannoso all’anima sua, creata per godere l’eterna felicità, e non per sollazare con le bestie in questo esilio e valle di lacrime, donde abbiamo da partirci.

Il demonio, invidioso di ogni nostro bene, va sempre cercando, con questi vani piaceri del mondo e della carne, levarci dalla mente la considerazione dell’eterna felicità, per la quale siamo stati creati, e la considerazione dell’eterne pene, in cui incorreremo se non faremo vera e fruttuosa penitenza delle passate colpe e non ci guardiamo da ogni peccato.

Vorrei che legeste quei libri che c’insegnano il modo di fuggire i vizi ed acquistare le virtù, per cui si diventa figliuolo di Dio ed erede del celeste Regno. Che giovamento ci apporta il leggere le storie antiche e moderne? Il Regio Profeta ci dice nel primo salmo: . E se mi diceste, -“Padre, noi proviamo più gusto in leggere questi libri che gli spirituali”, vi rispondo che è vero, ma bisogna fare come il prudente infermo, il quale, se ben gli pare amaro quel cibo che gli giova ed appetisce quello che gli noce, nondimeno, per ricoverare la perduta sanità, si astiene di prendere il cibo che gli noce (se ben gli piace) e prende quello che gli giova (se ben gli dispiace). Non altrimenti dobbiamo fare noi, cristiani. Che se ben ci piace e diletta la vaga lettura dei libri profani e ci dispiace la fruttuosa lettura dei libri devoti, nondimeno dobbiamo astenerci di da leggere quei libri che pascono la curiosità e leggere quei libri che ci insegnano la via della salute.
1 novembre 2007