Novena - Settimo giorno

Novena - Settimo giorno

3 - LETTURA
 
 
 
Dall’odierna Liturgia della Parola:

1 - Pieno compimento della legge è l’amore.

 

2 - Chi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.



Dalle Lettere di Sant’Andrea Avellino:

Napoli, 7 novembre 1593. Alla Signora D. Camilla Carafa, Duchessa di Agerola (vol. II, lett. 167, pp. 177-178).

Sappiamo tutti che gli umili sono da tutti amati e i superbi odiati, e con tutto questo, più sono i superbi che gli umili. Leggiamo tutti che la Madre di Dio, nella sua canzone, dice: “Il Signore ha posti giù i superbi e ha essaltati gli umili”. E, nondimeno, pocchissimi già sono i veri umili e molti sono i superbi.

Vediamo che la vana grandezza, l’onore e la gloria dei superbi è momentanea, e la grandezza, l’onore e la gloria degli umili è eterna. E tanto pochi si trovano che vogliono abbraciare l’umiltà, causa dell’eterna gloria. E molti abbraciano la superbia, causa dell’eterna confussione e dannazione.

Ché pazzia è entrata nel cervello di tanti animi generosi che cercano gloria in questo esilio, ove il Figliuolo di Dio con tutti gli eletti suoi hanno sostenuto vergogna e confussione? La vera gloria è nel Cielo e non in terra, ove è continua battaglia. In questo esilio, steccato e valle di lacrime, dobbiamo cercare pace con Dio, con gli Angeli, col Prossimo, con noi stessi e non gloria,. Essa tocca a Dio, agli Spiriti beati, e non agli uomini pellegrini, i quali caminano tra crudeli nemici e non sanno quale sarà il loro fine. L’Angelo, nel nascimento del Figliuolo di Dio, annunciò la pace agli uomini di buona volontà e gloria a Dio e a quelli che son nel cielo.

Il mondo è luogo di pene e di battaglia e il cielo luogo di gloria. Chi virilmente combatte in questo esilio e vince le battaglie della carne, gli appetiti delle cose del mondo e le tentazioni della superbia, dell’ambizione e della vanagloria, suggerite dal demonio, nel cielo sarà di onore e di gloria coronato.


Napoli, 7 novembre 1594. Alla Signora Vittoria Caracciolo, Marchessa dell’Aino (vol. II, lett. 214, pp. 233-234).

La maggiore felicità è vedere Dio da faccia a faccia, nella cui visione resta pienamente sazio ogni nostro desiderio, che niente altro possiamo desiderare, perché avremo ogni vera grandezza, ricchezza, bellezza, onore e gloria, i quali in questo mondo non si possono avere, perché in verità non vi sono. Perché, se bene falsamente il mondo le promette, nondimeno è impossibile che le possa dare, perché Dio non ve le ha poste.

E gli sciocchi mondani, immaginandosi che siano vere queste apparenti grandezze, fallaci ricchezze e vane bellezze, con tanta ansietà le cercano e, ben spesso, vi pongono in pericolo quanto hanno e anco la vita, e l’anima e poi si trovano confusi, perché in quelle non trovano quella quiete e quel contento che falsamente credevano.

Il che ho esperimentato in 49 anni che ho ascoltato le confessioni di Signori, Signore principali, mediocri, popolani e vili.

Voglia, Signora, sostenere con pazienza il fastidio della gravidanza ed ogni altra infermità e grave tribolazione che potesse avvenirle e stia sempre allegra nel Signore, se vuol far crepare di cordoglio il demonio, il quale s’allegra della nostra malinconia e di ogni nostro male e s’attrista et afflige della nostra allegrezza e di ogni nostro bene.

Figliuoli miei cari, sosteniamo ogni tribolazione con pazienza e allegriamoci nel Signore se vogliamo fare cosa grata a sua Divina Maestà e agli Angeli, con nostra salute dell’anima e del corpo, e dare gran dolore al demonio, il quale cerca tenerci sempre afflitti in questo mondo, per tirarci poi agli eterni tormenti. Stiamo accorti.
 
1 novembre 2007