Novena - Ultimo giorno

Novena - Ultimo giorno

3 - LETTURA
 
 
 
Dall’odierna Liturgia della Parola:

1 – Signore, siano aperti i tuoi occhi verso questa casa. / Come pietre vive, voi venite impiegati per la costruzione di un edificio spirituale.

 

2 - I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità.




Dalle Lettere di Sant’Andrea Avellino:

Napoli, 9 novembre 1592. Alla Signora D. Isabella Gonzaga, Principessa di Stigliano (vol II, lett. 111, pag. 116-118).

Vostra Eccellenza sia più che certa che io l’amo spiritualmente più che Ella crede, come Iddio mi è testimonio, per molte ragioni: prima, per le sue buone qualità, riferitemi da questi miei Padri che l’hanno vista; appresso, perché Ella voluntariamente ha voluto essere figlia e padrona della nostra Congregazione; terzo, per la gloria di Dio e salute delle anime, che, spero, nasceranno dal buon esempio di V. E., perché l’esempio della buona vita delle Signore principali, eccita le popolane ed anco le gentilidonne a fare bene ed a dispreggiare la vanità del mondo, dal quale nasce la gloria di Dio e la salute di molte anime.

E prego Iddio per lei, che la faccia crescere nell’amore della sua Divina Maestà e nel dispreggio delle vanità del mondo. Io resto obbligatissimo a lei che volentieri legge le mie lettere, anzi non mie, ma del suo celeste Padre, che per la mia rozza mano le scrive quello che ha da fare per la sua salute e per dare buon esempio alle altre che seguiranno le vestigia di V. E. E, però, attenda alla belleza interiore, che piace a Dio e agli Angeli, che la Divina Maestà le accrescerà anco la bellezza esteriore.


Napoli, 9 novembre 1592. Alla Signora Ersilia Visconti, Milanese (vol. II, lett. 112, pp. 118-119).

Deve essere molto obbligata alla sua Divina Maestà che ha tanta particolare cura di lei. E quanto più conoscerà il grande obbligo suo verso Iddio, tanto più la sua Divina Maestà avrà maggior curà di lei, perché la gratitudine dei ricevuti benefici provoca la Divina Bontà a farne maggiori.

Molto mi piace che si riconosce molto lontana da quello che deve essere. Quanto più si conosce lontana dalla Divina Maestà, più si avvicina a quella Divina Bontà. Sicome fece il pentito pubblicano, il quale non avendo ardire di elevare gli occhi al cielo, allontanandosi per umiltà dal santuario del tempio, riputandosi indegno di accostarsi a quel santo luogo, Iddio gli si avvicinò, riguardandolo con gli occhi della misericordia, allontanandosi invece dal superbo fariseo, che si riputava giusto e vicino al Signore, dispregiando il pentito pubblicano come indegno della sua compagnia. Se dunque Ella andrà crescendo in questa vile cognizione di se stessa, compatendo agli altri, senza dubbio sará cara a Dio, il quale essalta gli umili e sbassa i superbi.

Quanto all’aiutarla con mie orazioni, io non manco di farlo ogni dì. Ma preghi il Signor che mi faccia tale che io possa, per lei e per le altre mie figliuole, impetrare quelle grazie che siano espedienti alla loro salute, che altro non desidero, in questa misera vita, se non che piacere a Dio e aiutare le anime. Il che deve essere il fine di ogni cristiano e molto più di tutti i religiosi, e non d’havere quatrini e favori mondani. E peró non solamente alle signore potenti e ricche, ma ancora alle poverelle ed afflite dobbiamo scrivere e consolare.
1 novembre 2007