Pensieri dalle opere - terza  parte

Pensieri dalle opere - terza parte

28
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XXI. Sabato dopo la Domenica II. Dì diciottesimo di Quaresima”


Notate che nell’uomo si trovano due prudenze: l’una è quella, ch’è illustrata dal lume della ragione naturale, e umana; l’altra è quella, ch’è illustrata dal lume soprannaturale, e divino.
Quando l’uomo si governa con questa seconda prudenza, tutte le cose gli succedono con prosperità, e questo è, quando noi facemo quello, che buono ci pare, invocandoci il nome, e aiuto divino, riponendoci tutto, e per tutto al beneplacito del Signore…
Così per contrario, quando l’uomo si ripone solamente nella prudenza, e forze proprie, … tutte le cose al fine gli succederanno male …
Ascoltiamo Cristo, e suoi Santi, quali hanno ben visto quanto sia pericoloso questo mondo, e quanto sia dannoso all’uomo governarsi per se stesso.

Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pagg. 153, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

10 marzo 2007

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27
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XX. Dopo la Domenica II, dì diciassetesimo di Quaresima”


Il torchio è la coscienza, quale contorta, e stretta dal timore delle pene infernali, e dal dolore della colpa, e peccati passati, fa uscir fuora quel tanto liquore delle lagrime, con quale si medica ogni putrida piaga.

La torre è l’intelletto illuminato col lume della fede, quale si leva sopra se stesso. In tanto, che per un certo modo penetra il Cielo per la cognizione, e meditazione delle cose eterne, e riguarda l’abisso per la cognizione delle pene infernali. Quella vigna dell’anima così bene adornata Iddio benedetto l’ha locata, e concessa à ciascuno, che la voglia ben coltivare, che possa far buon frutto.


Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pagg. 147, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

09 marzo 2007

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26
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XIX. Dopo la Domenica II, dì sedicesimo di Quaresima”


Il primo peccato che si fa in una veste, è la molta spesa che si fa in una veste, e specialmente in fasce, ricami, e rivetti di velluto, d’oro, e d’altre cose preziose, quasi soverchie, e li poveri, nudi.
Il secondo, è la molteplicità di tanti, e diversi vestimenti, bastando due, ò tre.
Il terzo è la curiosità, quando vuole, che vada troppo acconcia, e assettata.
Il quarto è l’osstentazione, voler ben vestire per esser visto, e onorato. O vanità! cercar l’onore dalle vesti, e non dalle virtù.
Il quinto l’inconvenientia, voler vestire quelle vesti, che non convengono allo stato suo siccome un contadino vestisse da gentiluomo.
Il sesto è l’inhonestà, siccome un prete volesse vestire da soldato, e un uomo vestisse troppo effeminatamene.


Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pagg. 141, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

08 marzo 2007

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25
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XVIII. Dopo la Domenica II, dì quindicesimo di Quaresima”


Ahimè quanto è grande la nostra schiocchezza. Noi vedemo gli ambiziosi del Mondo che tanto lungo tempo, e con tante fatiche, con patir caldo, freddo, fame, sete, ingiurie, e col pericolo della propria vita servono alli loro Signori nelle battaglie, e altri esercizi pericolosi, per avere nella loro vecchiezza qualche beneficio, e entrada, per poter vivere riposatamente negli anni senili, e molte volte questo loro disegno gli vien meno, perché mojono avanti il tempo della desiderata mercè.
E noi Cristiani di nome, e non di fatti, semo così negligenti à servire al nostro ricchissimo, e fedelissimo Signore, quale ci promette il celeste, e eterno regno, e ci promette, e donerà se stesso per premio di nostre picciole fatiche: e semo diligenti à servire, e à seguire il Demonio nostro capitale nemico, quale ci tormenterà nell’infernale, e eterno fuoco. Non più per grazia, non più siamo tanto pazzi, torniamo al nostro benigno Signore, quale per amor nostro tanto volentieri hà preso sopra li nostri peccati, e disceso dal Cielo per servire, e patire passione, e morte, per dare à noi il vero riposo, e eterna vita nella celeste gloria, à quale ci conduca per sua misericordia.

Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pagg. 137-138, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

07 marzo 2007

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24
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XVII. Dopo la Domenica II, dì quattordicesimo di Quaresima”

Li preti, quali soprastanno bene (cioè che attendono à quelle cose che debbono fare) sono da reputarsi degni di doppio onore, (cioè che in terra debbono avere le cose necessarie à loro sostentamento, e nel Cielo saranno degni della corona, e mercè eterna) e specialmente quelli che s’affaticano nella parola, cioè nella predicazione, e nella dottrina, cioè nell’insegnare gl’ignoranti.
Per tanto se noi preti, e religiosi volemo degni di doppio onore essere riputati, dovemo affaticarci, non per lo doppio onore, ma solamente per gloria del Signore, quale ci farà degni del doppio onore, in questo Mondo facendoci proveder del nostro bisogno, e nel Cielo coronandoci …


Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pag. 125, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

06 marzo 2007

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23
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XVI. Dopo la Domenica II, dì tredicesimo di Quaresima”


La causa, che Iddio da alcuni s’ami poco, da alcuni s’ami meno, e da alcuni s’ami quasi niente, procede, e nasce dalla poco, ò quasi manco, ò dalla quasi nulla cognizione che s’hà d’Iddio ...
L’uomo ch’è tirato ad amare alcuno, sarà tirato, ò per bellezza, ò per ricchezze, ò per favore, ò per potenza, ò per sapienza, ò per bontà, ò per altra cosa simile. Se l’uomo avesse perfetta cognizione, che in Dio sono tutte queste cose, e altre eccellenze, per essenza, e senza comparazione più perfette, che si trovano nelle creature, senza dbio tutto l’amor nostro sarebbe in Dio solo, ma perché noi semo privi d’intelletto, e della vera cognizione d’Iddio, e di sue eccellentie, ponemo l’affetto, e l’amor nostro nelle creature: e quanto più c’è predicato, e dimostrato, che non dovemo amare, onorare, né desiderare altro che Iddio, e ogni cosa per lui, e in lui, tanto più noi accecati, e ostinati, ponemo l’intenzione nostra nelle vanità, e disprezziamo Cristo, e suoi precetti, e però se non ci pentiamo, e torniamo a Cristo, e credemo in lui, amandolo con tutto il cuore, nel peccato nostro moriremo.


Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pagg. 114-115, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

05 marzo 2007

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22
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XV. Domenica II. Dì dodicesimo di Quaresima”


E dovete sapere, che il Cristiano ha due speranze: l’uomo suole alcuna volta sperare secondo li meriti, alcuna volta, oltra li meriti. Per esempio diremo così: io per mie fatiche , e industria soglio avere per premio dal mio padrone un scudo il mese, s’io spero un scudo il mese, la mia speranza è secondo li meriti miei, perchè tanto soglio guadagnare per ciascuno mese. Se per avventura un gentil’uomo liberale, per affezione che mi portasse, e per sua mera liberalità, mi dicesse: fà questo servigio in casa mia e io ti darò mille scudi il mese, s’io spero mille scudi il mese, io spero, non secondo li meriti miei, ma per secondo la liberalità, e cortesia del mio padrone.

Così al proposito diremo, se’l Cristiano volesse sperare secondo li suoi meriti fatti dalle forze umane, guai ad esso, perchè non sperarebbe altro che pene eterne, e se pure sperasse qualche premio, sarebbe cosa di poco momento, perché poco, e quasi niente l’uomo da se, senza la grazia opera degno di premio (non dico eterno ma temporale). Ma perchè l’uomo Cristiano per mera grazia hà trovato un padrone cortese, e liberale, quali per certi esercizi e servigi hà promesso, e vuole donare cose grandi, che trascendono ogni merito umano, secondo questa speranza il Cristiano può sperare la vita eterna, e la gloria del corpo glorioso, facendo però quel tanto che’l suo Signore gli hà comandato, e non facendolo, non potrà sperare d’avere quel premio, che gli è stato promesso.
Ringraziamo dunque questo nostro Signore tanto liberale, e cortese, che s’è degnato promettere, e donarci tanto gran premio per pochi servigii.

Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pagg. 108-109, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

04 marzo 2007

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21
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dal “Sermone XIV. Dopo la prima Domenica, dì undicesimo di Quaresima”


La prima [trasfigurazione] sarà dal peccato alla grazia ... La seconda trasfigurazione si fa di grazia in grazia, da virtù in virtù ... La terza trasfigurazione si fa dalla grazia alla gloria ...
Ma certo è una gran vergogna, che molti si trasfigurano per contrario. Prima dalla grazia al peccato. Secondo dal peccato à peggior peccato, e finalmente dal maggior peccato all’eterna pena, e da figliuoli d’Iddio divenano schiavi del Demonio.

Tratta da Sermoni quaresimali, et annuali ..., tomo III, pagg. 104-105, Napoli, 1733 – Nella Stamperia di Novello de Bonis Stampatore Arcivescovale.

03 marzo 2007