Lettere edite ed inedite

Lettere edite ed inedite

Un volume stampato delle lettere
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1 -  LE LETTERE

A - Lettere edite

 

1636 - CAGGIANO, Giovanni Antonio, C.R., Ammaestramenti spirituali cavati dalle lettere che scriveva il B. Andrea Avellino de' Cherici Regolari alle persone sue confidenti e divote. In Napoli, per Secondino Roncagliolo, 1636, in 16°.

 

1640 - 2a edizione della stessa operetta. In Napoli, per Secondino Ron­cagliolo, 1640, in 16".

 

L'autografo di questa seconda ed. si conserva nella B.N.N., Fondo S. Mar­tino, Ms. n. 542: CAGIANO, G. A., Ammaestramenti spirituali cavati dalle lettere, che scriveva il B. Andrea Avellino Ch. Regolare alle persone sue confitenti e divote. Et in questa. seconda impressione dall'istesso [Cagiano, G. A.] accresciuti. Cfr. PADIGLIONE, 43-44.

 

1653 – 3a ed. della stessa operetta. In Napoli, per Salvatore Castaldo, 1653, in 16".

 

1731-1732 - Lettere scritte dal glorioso S. Andrea Avellino a diversi suoi divoti, date alla luce de’ Chierici Regolari di S. Paolo Maggiore di Napoli. Tom. I, in Napoli, nella Stamperia di Novello de Bonis, 1731, in 4°, [18] + 550 + [2] pp. - Tom. II, in Napoli, nella stamp. di N. de Bonis, 1732, in 4", [2] + 644 + [40] pp.

 

Il principale promotore di questa edizione fu il P. Giuseppe Maria Brembatì, Preposito Generale dei Teatini dal 1731 al 1734. Il Preposito ed i Chierici Rego­lari della Casa di S. Paolo Maggiore in Napoli la dedicarono al Cardinale teatino Francesco Pignatelli, decano del Sacro Collegio ed Arcivescovo di Napoli.

Nei due volumi si contengono 1003 lettere; 359 nel voI. I e 644 nel voI.II.  

In fine ad ogni tomo vi si trova l'utilissimo indice delle lettere con !'indicazione del destinatario e dell'argomento che si tratta in ognuna di esse. Le 1003 lettere pubblicate sono, ad eccezione di 4 (due poste nel vol. I dopo la Prefazione e altre due alla fine del voI. II), quelle stesse trascritte dal Santo su due volumi, che ancor oggi si conservano religiosamente, insieme con altre sue opere mano­scritte, nella Casa dei Teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli.

 

 

L'edizione è autentica, quantunque non possa ritenersi come critica. Gli editori si sono mantenuti fedeli agli autografi originali del Santo, salvo alcune inesattezze, che non sarebbero trascurabili in una edizione critica[12].

 

1736 [?] - Cartas de S. Andrés Avelino, Clérigo Reglar. Escritas en Toscano a algunos Principes de la Serenissima Casa Farnesio. Traducidas por el R.mo Padre Don Luis Briceno Fernández de Córdova, Clérigo Reglar, Lector de Theología, Theólogo y Exa­minador de la Nunciatura de Espana y Prepósito de su Casa de Clérigos Regulares de San Cayetano de Madrid. Dase pri­mero una breve noticia de su prodigiosa vida, heroycas virtu­des, y singulares milagros. Con un preludio histórico del origen y principio que tuvo la devoción de esta Augusta Casa con este Glorioso Santo, compuestos por el mismo Autor. Y  lo de­dica todo ofrece y consagra a la Rama más ilustre de su Sere­nisima Casa, nuestra Cathólica Reyna, y Senora, Dona Isabel Farnesio, por mano del Excelentísimo senor Marqués Escoti. En Madrid, por Juan Zúniga, Impresor de líbros, 1736 (?), XVIII + 205 pp.; 19x14 cm.

 

In questo volume si trovano pubblicate, nella versione spagnola, diverse lettere scritte dall’Avellin ad alcuni membri della Casa Principesca dei Farnesi, che per prima volta furono date alla luce in italiano nell’edizione delle Lettere del 1731-1732, dalla quale le tradusse il P. Briceno.

 

1780 - Lettera scritta da S. Andrea Avellino nel 1600 al Rev.mo P. D. Giovanni Scorcovillo, Preposito Generale dei Chierici Regolari.

Fu pubblicata, nel 1780, dal VEZZOSI, II, 73-85 e poi riprodotta per intera da F. RAGONESI, Vita di S. Andrea Avellino (Roma 1908) 63 ss. Un esemplare, manoscritto, di detta lettera scritta a richiesta di A. Caracciolo, si ha nell'A.G.T. Questa lunga lettera è di primaria importanza per la storia dell'Ordine dei Chierici Regolari, poichè in essa l'Avellino. parla dei primi Teatini, come testimone quasi sempre diretto ed immediato.

 

1910 - C. PELLEGRINI, S. Carlo e S. Andrea Avellino, in «La Scuola Cattolica », serie 4, tom. 18 (1910), p. 248-271.

In questo interessante studio, che viene riprodotto in questo stesso fascicolo di «Regnum Dei», p. 274-297, si trovano pubblicate sette lettere dell'Avellino: cinque destinate a S. Carlo Borromeo, una a Giovanni Battista Bianchi ed un'altra al suo medico di fiducia, sig. EIia, scritta dal nostro Santo il 13 ottobre 1608, 27 giorni prima della sua morte .

 

1910 - A. G. TONONI pubblicò nel «Nuovo Giornale di Piacenza» (20 ottobre 1910) una lettera dell'Avellino al conte Prospero Tede­schi, scritta da Napoli il 29 dicembre 1605. Circa questa lettera si veda F. ANDREU, Scritti inediti di S. Andrea Av., in «Regnum Dei», 14 (1958), 178-179, dove è riprodotta, e la nota n. 13 di questo stesso studio bibliografico.

 

1922 - P. PASCHINI, S. Carlo, il Cardinal Sirleto ed i Teatini, in «La Scuola Cattolica", anno 50, serie 5, vol. 23 (1922), p. 287-296.

II ch.mo autore pubblica due lettere dell'Avellino al Card. Guglielmo Sirleto.

1946 - F. DE LUCIA, C.R., Lettere inedite di S. Andrea Avellino, in «Regnum Dei», 2 (1946), 19-34.

 

Le lettere inedite pubblicate dal P. De Lucia sono tre, tutte indirizzate a Giovan Girolamo Avellino, nipote del nostro Santo. In questo articolo sono inoltre prodotte le due lettere dell'Avellino al Card. Sirleto, già pubblicate da P. Pasc­hini nel citato studio del 1922.

 

1958 - F. ANDREU, C.R., Scritti inediti di S. Andrea Avellino, in que­sto stesso fascicolo di «Regnum Dei», 14 (1958), 160-190.

 

Otto lettere dell'Avellino scoperte ultimamente si trovano pubblicate in questo studio con interessanti ed utili note esplicative circa i destinatari e le circostanze delle rispettive missive. Una di esse, indirizzata al conte Prospero Tedeschi, del 29 dicembre 1605, fu già pubblicata nel 1910 nel «Nuovo giornale di Piacenza» da A. G. Tononi, senza però alcune postille del destinatario che vengono ora pubblicate[13].

 

B - Lettere inedite

Riassumendo, dalle pubblicazioni testè citate, ci risulta che fin'ora sono state pubblicate integralmente 1024 lettere dell'Avellino: 1003 nell'edizione del 1731-32; l nel 1780 da F. A. Vezzosi; 7 nel 1910 da C. Pellegrini; un'altra nello stesso 1910 da A. G. Tononi; 2 nel 1922 da P. Paschini; 3 nel 1946 da F. De Lucia e 7 nel 1958 da F. Andreu.

Che queste 1024 lettere non costituiscano 1'epistolario spirituale completo del nostro Santo è ormai una cosa ben assodata. Molto dif­ficilmente si può fare un calcolo approssimativo delle lettere mancanti, anche rimanendo soltanto entro i limiti di quelle che hanno carattere prevalentemente spirituale. Quelle di carattere amministrativo dovreb­bero anche essere non poche, come conseguenza delle molte cariche che ricoprì il Santo durante i suoi 50 anni di vita religiosa nell'Ordine Teatino[14]. Questo premesso, e astenendoci da calcoli non seriamente fondati, vogliamo far seguire i dati che abbiamo potuto raccogliere.

1 - Un volume del registro autografo.

Gli editori dei due volumi dell'epistolario spirituale dell'Avellino, nel 1731-32, pubblicarono le lettere che si trovano (fatte pochissime eccezioni) nei due tomi del registro autografo del nostro Santo, conservati presso i Teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli. Essi non avvertirono però che rimaneva inedito un terzo volume, e precisamente il primo.

Infatti il P. Giovanni Battista Castaldo, il 10 settembre 1614, dichiara di aver visto «più volumi delle sue lettere scritte a diverse persone»[15]; il che difficilmente si può intendere di soli due volumi.

Sette anni più tardi, nei Processi napoletani del 1621, il P. Valerio Pagano, parlando  «come Archivario delle scritture nel... Monastero di S. Paolo» dei ma­noscritti originali lasciati dal nostro Santo, dice testualmente: «Tre tomi di let­tere spirituali scritte a diversi Cardinali, Prelati, Titolati, et altre persone pri­vate»[16].

Tre anni dopo, nel 1624, l'autore anonimo di un compendio della vita dell'Avellino, quando parla dei suoi scritti che «non si ritrovano per ora stampati, ma bensì scritti di sua mano si conservano nell'Archivio di S. Paolo di Napoli, non fa che confermare l'esistenza di «tre tomi di lettere spirituali scritte a varij Signori, Principi, e Cardinali, e persone private in varie occasioni[17].

L'anno seguente, 1625, il P. Francesco Bolvito, implicitamente conferma l'esistenza dei tre volumi di lettere, quando assicura che presso i Teatini di S. Paolo si conservavano più di mille e duecento lettere dell'Avellino[18]. Tenendo presente che i due volumi rimasti ne contengono 998 numerate, ben si può ritenere che quelle contenute nel volume perduto superassero assai di numero di 200.

Il P. Giuseppe Silos, nel 1556, quando pubblicò il voI. II della storia del­l'Ordine Teatino, non fece che confermare l'asserzione del Bolvito circa l'esistenza di più di mille e duecento lettere autografe, nell'archivio di S. Paolo in Napoli[19], riferendosi precisamente ai volumi dei registri originali del Santo[20]. Dieci anni dopo, nel 1666, pubblicando il voI. III della stessa opera, parlò ancora di «epi­stolarum pleraque volumina»[21],  il che evidentemente non va riferito a due soli volumi.

All'argomento di questi autorevoli testimoni dobbiamo aggiungerne un altro, che deduciamo dall'esame dei due tomi rimasti, da noi recentemente consultati. Il primo di questi due codici, che come abbiamo detto, si conservano in S. Paolo Maggiore di Napoli, nel dorso porta questa segnatura: Lit. Tom. 2, ed un pò più sotto e con caratteri maggiori: IV. Nel dorso del secondo, invece, si legge: Lit. Tom. 3s: il numero è stato cancellato dal tempo, ma evidentemente deve dire Lit. Tom. 3s, poichè dove nel Tom. 2 si legge IV, in questo leggiamo V. Dopo questa costatazione i Bollandisti, che per primi hanno insistito sulla perdita di questo volume, concludono: «Utrique [tomo] antecesserit necesse est Tomus lus, quod miror nemini in mentem venisse»[22]. Poi fanno seguire queste interessanti osservazioni:

«Inter manuscripta Musei S. Martini Neapolitani (cod. 653, fol. 229-249)[23] incidimus in elenchum quo strictim indicabantur excerpta quaedam facienda ex  epistulis S. Andreae. Iamvero quaecumque describi iubentur e tomo secundo, reapse in tomo qui nunc est secundus suis locis reperiuntur; contra vero quae desumenda significantur e tomo primo, omnia absunt ab altero volumine quod nunc exstat. Quin immo ipsae illae epistulae videntur periisse, siquidem in neutro e duobus tomis qui hodieque prostant, reperiuntur littE)rae quas ex elencho no­vimus dàtas esse Placentia a d. 23 aprilis 1572 ad d. 29 aprilis 1578, Mediolano a d. 22 decembris 1578 ad d. 20 novembris 1580, iterum Placentia a d. 7 iunii 1581 ad d. 15 februarii 1582. Cum autem L Silos a B. Andrea «supra millenas ducentenas» epistulas scriptas fuisse referat[24], et regesta, qualia nunc exstant, non amplius 1098 epistulas complectantur[25], haud temere conici potest, praeter duos tomos hodiernos, tertium olim exstitisse, in quo tomi, qui nune est secundus, supplementum quoddam exhiberetur. Quod si ita est, S. Andreas codices in quos litteras a se datas referebat, non videtur uno quasi tenore perscripsisse. Postquam enim Placentiam migravit, paucas tantum litteras inde missas (usque ad d. 22 aprilis 1572, addita una d. 19 martii 1573) adiecit ad seriem epistularum quas Neapoli dederat. Deinde codicem Neapolitam;tm abrupit, et alium exorsus est (23 apro 1572), Placentinum, quem usque ad ano 1582 (febr. 15) perduxit. Tum Neapolim redux, ad pristinum codicem revertit (15 iunii), qui proinde in ordine temporum, codicem Placentinum circumambit. Hoc impleto tertium codicem in­choavit. Ex his tribus tomis editores ano 1731 non nisi duos postremos nacti sunt; omnes enim litterae, quas protulerunt, in his duobus codicibus, eodem temporum ordine dispositae comparent, adiectis aliis paucis, quae in editione, quaqua de causa, omissae fuerunt[26]. Quod autem in huius praefatione legitur: «che tutte non sono meno di mille e trecento», id ex Iosepho Silos verbis inconsulte repe­tìtum arbitramur»[27].

La perdita di questo volume di lettere del nostro Santo, che ci auguriamo venga ritrovato quanto prima, crediamo debba attribuirsi al fatto che dopo la di lui morte, i suoi scritti originali venivano, senza tante difficoltà, lasciati in pre­stito o dati a diverse case dell'Ordine Teatino, perchè fossero letti in comune ad edificazione spirituale dei suoi confratelli[28].

 

2 - «Memoriale di alcune spirituali lettere scritte a diverse persone, in consolatione delle anime loro».

 

È un fascicolo di 12 fol., che recentemente abbiamo rintracciato tra i ma­noscritti dell'Avellino che si conservano presso i Teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli. Contiene 4 lettere; le tre prime sono inedite, mentre la quarta fu pub­blicata alla fine del voI. 20 dell'edizione del 1731-32[29]. La raccolta di queste 4 lettere ci fa pensare che Andrea Avellino volesse formare con esse un piccolo trattato; i fogli. non sono uniti, ma si vede che furono staccati da altri.

Le tre lettere inedite sono scritte da Milano, ma senza data. Tuttavia questa indicazione del luogo, anche in mancanza della data, ci lascia supporre che esse siano degli anni 1570-71, quando l'Avellino risiedeva a Milano.

L'incipit del fascicolo dice: Jesus Maria. 1570. / Memoriale di alcune spi­rituali lettere". etc. / Libro primo. Poi seguono le tre lettere inedite che formano questo l° libro. Prima della 4a lettera non vi è indicazione alcuna dell'inizio del 2° libro.

 

la lettera.

FoI. lr : Lettere eccitative al Divin'Amore. Alle sue devotissime ­figliuole nel Signor, Mad[dalena] Chiara Cornara, e Mad[dalena] Angiola compagne.

Incipit: «Tanto è grande il mio desiderio, e l'ardore del mio cuore, che voi siate consolate nel Signor ... ».

Explicit (fol. 3r): «E chi puole questo capire lo capisca, e gli pensi eternamente. Pax vobis. In Milano, à Vinetia».

 

2a lettera.

FoI. 3r: Lettere congratulatorie, consolatorie, et essortatorie al ser­vitio del Signore. Alla sua dilettissima Nipote Madonna Susanna Sa­l [ute] (?), hora sposa del Signore.

Incipit: «Cordialissima Susanna Nipote, e figliuola mia in Giesu Christo salute, pace, e gaudio in Spirito Santo. Non potria ... '.

Explicit (foI. 7v): «Il Signor, eterno sposo, dal cielo tutte vi benedica, et nella sua santa gratia, come la pupilla dell'occhio assiduamente vi custodisca. In Milano à Como ».

 

3a lettera.

FoI. 7v: Lettere amatorie, intorno al fine del ver amor fraterno in Jesu Christo. Alla charissima Moresina, Madre sua nel Signor sem­pre osservandissima et spiritual figliuola.

 

Incipit: «Il singolar affetto, et benevolenza, ch'io porto nel Signor ... ».

Explicit (fol. 10v): « ... accendere una nuova fiamma d'amore verso d'esso eterno amore. Pax tibi. Da Milano à Vinetia. / Il fine del primo Libro. / Deo gratias ».

 

3.    Lettera del 18 agosto 1590 «A suora Donna Paola Margarita Tor­res monica in S. Siro di Piacenza».

 

Questa lettera, scritta da Napoli, è quella che porta il num. 354, quindi l'ul­tima, del primo volume del registro autografo di S. Andrea Avellino (pag. 979), ma il testo della stessa continua al principio del volume secondo, che in cima al foI. 1r ha questa avvertenza: N.B. Initium huius Epistulae est in fine Tom. 2 sub N. IV. Non sappiamo per quale ragione fu omessa nell'edizione del 1731-32.

 

4.    «Ad una devota religiosa, c'havea da fare la solenne professione».

 

Incipit: «Dal suo R.do Padre confessore più volte ... ».

Explicit: « ... mia confusione. E con questo le desidero dal Signor ogni beneditione, consolatione, e vera felicità. Amen. / Di V. R / Affett.mo Padre e servo in Christo / D. Andrea p° [primo][30] chierico reg.re teatino ".

Questa lettera, che non ha indicazione di luogo nè di data, è stata da noi trovata tra altri scritti dell'Avellino, in S. Paolo Maggiore di Napoli, vergata su piccoli fogli che formano un fascicolo di 10 pagine. L'autore aveva intenzione di pubblicarla, poichè in fine di questa copia, fatta dallo stesso Avellino, si legge il «nulla osta» del P. Antonio Caracciolo, C.R, revisore dell'Ordine, che si trova anche in altri manoscritti del nostro Santo: «Hanc Epistulam luce et laude dignam iudico. D. Ant.s C. R.».

5.    Lettera del 20 ottobre 1572 «Alla Principessa Donna Maria».

È una delle tante lettere che l'Avellino scrisse a Maria di Portogallo, moglie di Alessandro Farnese e Principessa di Piacenza e Parma. La cita G. B. CASTALDO, Della vita del P. D. Andrea Avellino, C.R., breve relatione (Napoli 1613), cap. 2, in Opere I, 3. È una delle molte lettere perdute.

 

6. Due lettere del 20 luglio 1580 e del 22 maggio 1589.

Si conservavano nella Biblioteca Trivulziana, ora al Castello Sforzesco di Milano, cod. 1587, n. 23; ma detto codice, oggi, non si trova più alla Trivulziana, e, dopo l'ultima guerra, se ne ignora la sorte[31].

 

7. Lettera del 10 settembre 1597 alla Marchesa Casadalberi.

L'unica notizia che possediamo circa l'esistenza di questa lettera la ricavia­mo dal Processo di Napoli del 1621. Una delle "positiones postulatorum» dice: « Voto etiam se astrinxit quotidie in maiorem perfectionem tendere, ut ipse testa­tur in epistula ad marchionissam Case Alberi, millesimo quingentesimo nonage­sipo septimo, die 10 septembris»[32]. Questa lettera oggi risulta perduta.

 

8.   Lettere diverse ai Principi Farnesi.

Rimangono inedite e perdute diverse lettere a Donna Maria di Portogallo ed a Ranuccio Farnese, dal cui contenuto il nostro Santo compose tre trattati spi­rituali, oggi ancora inediti: l) Trattato dell'obbligo di servire a Dio, (nove let­tere). 2) Trattato del disprezzo del mondo, (cinque lettere). 3) Trattato del Di­vino Amore, (numero non precisato di lettere). Questi stessi trattati si troveranno poi elencati tra le opere inedite dell' Avellino.

 

 

 

 

 


 



[12] In un rapido confronto da noi fatto fra l'edizione ed i registri originali abbiamo constatato che non sono rari gli errori nella trascrizione delle date. Come esempio notiamo: l) La lettera n. 34 (Lettere, I, 86-88) non porta data, mentre nell'originale vol l°, p. 191, si legge: «Di Piacenza, il dì 5 di settembre delli [15]71»; per tanto, secondo l'ordine cronologico, seguito nell'edizione, questa lettera doveva essere riportata dopo la lett. n. 69, del 3 sett. 1571; un simile spostamento gli editori lo effettuarono con la lett. n. 70 (Lettere, I, 166-167) dell'8 sett. 1571, che nell'originale (voI. l°, p. 192) ha il n. 35. 2) La lett. n. 35, del 3 giugno 1568 (Lettere, I, 88-91), nell'originale (l°, 202) la data è del 9 giugno 1568. 3) La lett. n. 180 (Lettere, I, 311-312) invece del l° febbraio 1587, nell'originale (l°, lett. n. 182) ha la data del 13 febbraio 1587. 4) La lett. n. 354 (Lettere, I, 515-517) invece del 6 luglio 1590, nell'originale (l°, letto n. 353, p. 978) si legge: 16 luglio 1590. 5) La lett. n. 528 (Lettere, II, 555-556) invece del 29 giugno 1605, nell'originale (2°, lett. n. 613) porta la data 29 maggio 1605. Esula dal nostro compito elencare le altre inesattezze di data.

La lettera n. 104 (Lettere, I, 225-226) diretta a Lucrezia. Arcella, duchessa della Tripalda, del 15 marzo 1583, risulta mancante nell'originale (vol l°), nel quale alla lett. del 24 febbraio 1583 segue quella del 27 maggio dello stesso anno. Gli editori non indicano la provenienza.

L'ultima lettera del voI. l°, del registro autografo, non fu pubblicata dagli editori, come diremo anche appresso, parlando delle lettere rimaste inedite.

Il voI. 2° del registro autografo ha 744 lettere numerate, ma in realtà sol­tanto sono 644, poichè c'è un errore non trascurabile nella numerazione. Infatti al fol. 156r la lettera del 4 giugno 1596 porta il n. 253, mentre quella che segue al fol. 156v, del 5 luglio 1596, ha il n. 354. Questo errore di cento lettere nella numerazione segue poi fino al termine del volume. I Bollandisti non avvertirono questo grave errore, poichè affermano· (Act. Sanct., Nov. IV, cit., 611) che i due volumi autografi contengono 1098 lettere, mentre ne contano solo 998 numerate: 354 nel l° vol. e 644 nel 2°. In questo stesso vol. 2° vi sono 4 lettere, poste sotto il n. 417, fol. 186r-189v, degli 8, 13, 29 aprile e 4 maggio 1604, che si trovano poi ripetute nello stesso volume nel luogo ad esse corrispondente se­condo l'ordine cronologico.

[13] Diamo qui le postille aggiunte alla detta lettera di S. Andrea al Conte Tedeschi e che furono, per svista, tralasciate a suo luogo: «Si scriva al Padre D. Andrea che ci faccia grazia di scrivere al regente Camillo de Curtis in Spagna che ci voglia favorire di fare confirmare queste pensioni nel figliuolo Conte Gio­vanni Battista Todeschi e confirmarle fare fare l'assegno del pagamento in Milano e in caso non si potesse accasare almeno vogli operare siino pagate le due grazie vivente il Sig. Conte Prospero ». (N. della R.).

[14] Circa le affermazioni dei diversi autori intorno al numero delle lettere di S. Andrea Avellino si veda F. DE LUCIA, Lettere inedite di S. Andrea: Avellino, in «Regnum Dei», 2 (1946) 21-24; l'autore di questo studio si pronunzia a favore della cifra di tremila lettere incirca. Il nostro storiografo SILOS, II, 221, giudica impossibile il fare tale calcolo: «Harum vero literarum numerum inire, omnino impossibile. Enimvero ut viris, qua Insulis, qua nobilitate praecipuis mo­Jem gereret, assidua tractare manu stylum oportebat».

[15] Neapolitana seu Romana Canoniz. Servi Dei D. Andreae Avellini... anno 1614, Ms. A.G.T., fol. 83r.

[16] Neapolitana Canoniz. Servi Dei D.Andreae Avellini ... Proces8Us Remisso­rialis ... in Civitate Neap. fabrieatus Anno 1621, Ms. A.C.T." fol. SOlr.

[17] Compendio della vita e miracoli del B. Andrea Avellino, cit., 110-111.

Nella stessa pago 111, l'autore dice che le lettere del nostro Santo «sono in nu­mero più di tre mila».

[18] F. BOLVITO, Beati Andreae Avellini... Vita, (Neapoli 1625) 206.

[19] SILOS, II, 221.

[20] Ibid., 220-221: «Extant in Neapolitano Divi Pauli tabulario eae Andreae Iiterae, quas exscribere ipsemet, solitus erat, antequam mitteret».

[21] SILOS, 1I1, 527. Nella prefazione al voI. I dell'edizione delle Lettere, del 1731-1732, quando si citano queste parole del Silos, si aggiunge: «Il primo Tomo delle quali [lettere] è quello appunto che si presenta ... -, non sospettando gli editori la mancanza di un volume.

[22] Act. Sanct., Nov. IV, cit., 611 nota (9). In Lettere I, nella prefazione, benchè gli editori avessero avuto nelle mani i due tomi autografi, non si fa menzione alcuna delle indicazioni del dorso dei volumi, ma soltanto si fa notare: «Era questo Tesoro appò noi nascosto; e nascosto si stimava dover tenere ap­punto tanquam Thesaurus absconditus in agro nostro -. VEZZOSI, I, 71-72, seb­bene non faccia allusione alcuna alla mancanza di questo tomo di lettere, tuttavia, come il Bolvito ed il Silos, egli insiste sul numero di «mille trecento lettere», e la sua conclusione è che «ne restano non poche inedite -, ritenendo però esage­rata (ibid.,I, 71, nota 2) l'asserzione del Mazzucchelli (in Giornale de' Letterati d'Italia, XVI, p. 505) circa «più di tre mila lettere» di S. Andrea Avellino. Pro­babilmente il Mazzucchelli prese questa cifra dal citato Compendio della vita e miracoli del Beato Andrea Avellino, (Napoli 1624) 111.

[23] Il ms. 653 è il voI. XIV della serie di 29 volumi rignardanti i Processi di S. Andrea Avellino, che si conservano nella B.N.N. e che saranno elencati più tardi.

[24] SILOS, II, 221.

[25] Nella nota 12 abbiamo già avvertito che i due codici autografi contengono soltanto 998 lettere numerate e tre senza numerazione, ma che poi sono ripetute. 26 Nell'edizione fu soltanto omessa una lettera dd due registri originali, cioè la lettera scritta dall'Avellino in Napoli, il 18 agosto 1590 e diretta «A suora . Donna Paola Margarita Torres monica in S. Siro di Piacenza., che poi elenchiamo al n. 3 delle lettere rimaste inedite.

[26]Nell'edizione fu soltanto omessa una lettera dei due registri originàli, cioè :ttera scritta dall'Avellino in Napoli, il 18 agosto 1590 e diretta «A suora la Paola Margarita Torres monica in S. Siro di Piacenza», che poi elenchiamo

3 delle lettere rimaste inedite.  

[27]Act. Sanct., Nov. IV, 611, nota (9).

[28] Un esempio di questi prestiti l'abbiamo nella deposizione del P. Pietro rara, il quale, in data 27 aprile 1615, dichiara di aver «visto molti trattati, :ritti spirituali di detto P. D. Andrea, quali sono hoggi in essere, et conservati . Paolo ... et io ne ho _letto, et udito leggere, che ne sono restato admirato, 'a questi ultimi tre anni che io sono Preposito in S. Andrea [della Valle, in a], ove ne ho fatto leggere alcuni nel nostro Refettorio con molta soddisfat­: et edificatione di tutti li Padri, quali [trattati] erano stati portati a Roma ti da S. Paolo di Napoli, dove stavano ». Neapolitana seu Romana Canoniz .... I 1614, cit., fol. 90r. Diversi volumi manoscritti di S. Andrea Avellino non :mservano più in S. Paolo Maggiore di Napoli, come noteremo più avanti, ~ando le sue opere. Ciò ci dimostra che diverse Case dell'Ordine, specie quella eralizia, ebbero dai Teatini di Napoli alcuni volumi originali del Santo, il ha contribuito a far sì che diversi suoi scritti rimangano ancor oggi inediti sconosciuti.

[29] Lettere Il, 640-641: «Alle molto venerande Madre Sor Maria Eletta, e l'altre del sacro Monasterio di S. A. in Christo dilettissime e sempre oS8ervan­dissime ». Gli editori come explicit hanno pubblicato: « ..in quello gloriosissimo Regno dell'amore. Pax vobis ». Nel manoscritto da noi rintraociato seguono ancora le parole indicanti il luogo e la data: Da Piacenza a Vinetia. 1572. d'Aprile. Con questa indicazione ci è possibile determinare che le destinatarie appartenevano al monastero di S. Andrea di Venezia, e non all'omonimo di Napoli, come erronea­mente abbiamo interpretato l'abbreviazione S. A. nel nostro studio La espiritua­lidad de S. Andrés Avelino,in questo stesso fascicolo di «Regnum Dei., p. 139, nota 197, prima che avessimo !'indicazione del luogo e della data della stessa lettera. Circa le relazioni dei Teatini con il Monastero di S. Andrea di Venezia, vedasi SILOS, I, 477-478; II, 7. Alle religiose di questo monastero fu dedicata nel 1589 la prima edizione del Combattimento spirituale di Lorenzo Scupoli, cfr. VEZZOSI, Il, 280.

[30] Così si firmava alle volte l'Avellino per distinguersi da altri confratelli omonimi contemporanei e più giovani di lui. Troviamo questa indicazione D. An­drea primo, specialmente in alcune lettere degli ultimi anni di sua vita; vedasi, come esempio, la lettera dell'8 settembre 1606 e quella del 13 ottobre 1608, in questo stesso fascicolo di «Regnum Dei», p. 183 e 297. Ciò ci fa pensare che il nostro Santo abbia scritto questa lettera nella sua già avanzata età.

[31] Cfr. Act. Sanct., Nov. IV, cit., 611. F. ANDREU, Scritti inediti di S. Andrea Avellino, in questo stesso fascicolo di «Regnum Dei», p. 171, nota 21. Una delle lettere che pubblica p. F. Andreu (p. 171 ss.) porta anche la data del 22 maggio 1589 e si conserva nella medesima BibI. Trivu1ziana, il che ci fa dubitare che sia la stessa citata dai Bollandisti, ma nulla vieta pensare che si tratti di un' altra lettera che il nostro Santo scrisse con la stessa data ai suoi corrispondenti milanesi.

[32] Neapolitana Canoniz. Servi Dei D. Andreae Avellini... Processus Remis­sorialis ... anno 1621, Ms. A.G.T., copia 31a, fol. 15r. Cfr. B. MAS, La espiritualidad de S. Andrés Avelino, in questo stesso fascicolo di «Regnum Dei», p. 108-109, nota 80.

 

19 giugno 2007