Pellegrinaggio a Napoli

Pellegrinaggio a Napoli

Il Vescovo Francesco Nolè, don Adelmo Iacovino, don Mario Rutelli, padre Vincenzo Cosenza e padre Carmine Mazza durante la funzione religiosa.
 
 
 
 
 
Oggi sono iniziati gli eventi del maggio avelliniano.

S.E. Francesco Nolè, vescovo della diocesi di Tursi – Lagonegro, ha guidato un gruppo di fedeli, in rappresentanza dell’intera Diocesi, in pellegrinaggio alla basilica di San Paolo Maggiore di Napoli, dove sono conservate le sacre spoglie del Santo lucano.

Accompagnavano il Vescovo: una delegazione di settanta castronovesi, con il parroco, don Adelmo Iacovino; una delegazione di settanta fedeli di Rotondella, insieme al  parroco, don Mario Rutelli; una delegazione di settanta fedeli di Sant’Arcangelo, guidata dal padre teatino Vincenzo Cosenza, vice-parroco, già Preposito Provinciale dei padri teatini.

Davanti alla Basilica di San Paolo Maggiore altri fedeli, residenti a Roma e in Campania si sono uniti al gruppo che all’alba si era avviato alla volta di Napoli.

In lunga fila i pellegrini si sono fermati in preghiera davanti alle venerate spoglie di Sant’Andrea Avellino e diversi fedeli hanno depositato fiori nella Cappella.

 

Alle 11.15 è iniziata la solenne celebrazione della Santa Messa, presieduta da S.E. Francesco Nolè, insieme a don Adelmo Iacovino, don Mario Rutelli, padre Vincenzo Cosenza, padre Carmine Mazza, Preposito della Basilica napoletana e padre Riccardo C.R. Il coro della Basilica, con le musiche e i canti, ha reso tutto più solenne.

Padre Vincenzo ha salutato, a nome dei teatini, il Vescovo e i fedeli venuti a Napoli, ricordando che avrebbero potuto godere dell’indulgenza plenaria concessa da S.S. Benedetto XVI per l’Anno Santo Avelliniano.

S.E. Francesco Nolè, durante l’omelia, ha confessato che, contrariamente a quanto fa sempre quando entra in una Chiesa, e cioè recarsi nel luogo dove è presente l’Altissimo, questa volta “quando sono entrato sono andato direttamente dove riposano le spoglie di Sant’Andrea Avellino, attratto dalla sua spiritualità”.

Il Vescovo ha ricordato la straordinaria figura del sacerdote Andrea Avellino, religioso che ha avuto un cammino “normale” fino al momento della svolta, quando ha fatto il salto verso una vita impegnata, verso una vita di santità. Inizialmente lera un ragazzo normale: voleva studiare diritto, essere buono. Poi si è nutrito della parola di Dio. Il Signore ogni giorno gli dava la luce e la forza per superare tutte le difficoltà.

Egli, oltre ai tre voti di purezza, castità e obbedienza, fatti con la professione religiosa, nella sua vita aggiunse i voti di “progredire ogni giorno nelle virtù”, dell’amore (fare anche piccole cose con amore significa farle diventare grandi cose) e di umiltà, che apre i cuori a Dio.

 

Secondo il prelato lucano, il senso del pellegrinaggio è quello di respirare la spiritualità del Santo, cogliere la sua umiltà e la voglia di mettersi sempre in discussione.

Ha concluso con la richiesta, indirizzata al Santo, di “pregare per noi e con l’augurio a me e a voi della Diocesi affinché la santità di sant’Andrea Avellino sia anche la nostra santità”.

 

Alla fine della funzione, dopo i ringraziamenti di don Adelmo al Vescovo, ai Teatini, a Tonino Bulfaro, sindaco del paese natale del Santo, ai parroci di Rotondella e di Sant’Arcangelo e ai fedeli presenti, i pellegrini si sono raccolti nuovamente in preghiera davanti alle spoglie del Santo ed hanno visitato la sua stanza, dove pregava, scriveva e lavorava molto, dormendo pochissimo.

 

Nel pomeriggio, alle 16.30, tutti erano davanti al Duomo di Napoli, per partecipare alla tradizionale processione delle statue verso la basilica di Santa Chiara.

C’era una grande folla di religiosi, di militari, di bande, di turisti e di fedeli napoletani.

Alle 17 le porte del Duomo si sono aperte e i castromovesi, ormai per il quarto anno presenti a Napoli, si sono recati presso il seicentesco busto d’argento del Santo teatino per addobbarlo con fiori e per lucidarlo a festa. Erano stati preparati ventiquattro dei cinquantadue busti per la “processione delle statue”: uno in più rispetto allo scorso anno. Sant’Andrea Avellino, seguendo il cerimoniale che prevede una disposizione in ordine di nomina a patrono della città di Napoli, sarebbe stato il quart’ultimo a sfilare prima di San Gennaro.  

Il gonfalone di Castronuovo di Sant’Andrea e quello della pro-loco si schierano insieme agli altri presenti alla processione. Il busto del Santo teatino viene portato a spalle dai castronovesi, duecentocinquanta pellegrini lo seguono: è l’unico ad avere tante persone al seguito ed è l’unico che viene portato con canti e preghiere. Per rendere più visibile il Santo e per chiarire che non ha alcun legame con la città di Avellino, i castronovesi hanno distribuito dei “santini” con le più importanti notizie.

Alle 18.15 le statue sono giunte nella basilica di Santa Chiara. All’entrata molti hanno potuto vedere che il sangue nel reliquario era abbastanza sciolto: un buon auspicio. Il cardinale Crescenzio Sepe ha presieduto la funzione religiosa.

Durante l’omelia ha salutato “i pellegrini della Diocesi di Tursi – Lagonegro, venuti per la ricorrenza del Quarto centenario della morte di Sant’Andrea Avellino”.

Al termine della Messa, dopo diciotto minuti di giaculatorie, alle 19.43 il conte Augusto Cattaneo di San Nicandro, della sacra deputazione, ha sventolato il fazzoletto bianco: il sangue di San Gennaro si è sciolto. Il cardinale Crescenzio Sepe sollevando l´ampolla verso gli oltre tremila fedeli «San Gennaro chiede coraggio cristiano, che asciuga le lacrime di tanti fratelli e sorelle che si sentono abbandonati, poveri, ultimi e rifiutati, o dei tanti che si sentono sopraffatti dalla delinquenza, dalla camorra» dice.

«Napoli ce la può fare, ce la deve fare. Il miracolo è una risposta positiva, come tutte quelle di San Gennaro, di partecipazione di un Santo che vuol bene ai napoletani, vuole continuare a proteggerli, aiutarli nelle difficoltà».

L´applauso liberatorio della folla avvolge la basilica.

Nicola Arbia



03 maggio 2008