Ritratto di Sant’Andrea Avellino

Ritratto di Sant’Andrea Avellino

Foto del quadro (realizzata da Pasquale Cassavia).

 
 
 
 
 
 
 

Riportiamo integralmente l’articolo del prof. Salvatore Verde, pubblicato lunedì 13 ottobre 2008 sul portale www.tursitani.it, da lui curato, relativo al ritratto del Santo donato dall’artista Vincenzo D’Acunzo alla diocesi di Tursi – Lagonegro.

 

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L'ARTISTA VINCENZO D'ACUNZO HA PRESENTATO IL RITRATTO DI SANT'ANDREA AVELLINO

 

Appuntamento con l'arte sacra, quello di mercoledì otto ottobre, con la consegna, scopertura e presentazione dell'opera di Vincenzo D'Acunzo, artista di buona fama regionale, che ritrae in modo efficace e accattivante la figura di Sant'Andrea Avellino, compatrono della diocesi di Tursi-Lagonegro, con il culto diffuso in tutto il mondo. L'avvenimento artistico-religioso si colloca nel quarto centenario del ritorno del Santo alla casa del Padre, avvenuto in Napoli il 10 novembre 1608, a 88 anni (Lancellotto Avellino, così all'anagrafe, era nato in Basilicata, a Castronuovo, dal 1863 Castronuovo di Sant'Andrea, appunto); sedici anni dopo fu beatificato dal papa Urbano VIII e nel 1712 canonizzato dal pontefice Clemente XI.

 

Tutto si è svolto con una solenne ma sobria cerimonia, partecipata con curiosità e non senza emozione dai fedeli nella cattedrale dell'Annunziata (durante la messa funebre delle ore 18,30, tra gli altri si è ricordato Settimio Virgallito, scomparso ottantenne nel pomeriggio del primo ottobre), presieduta da mons. Francescantonio Nolè, vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro, che ha benedetto il dipinto e ringraziato l'autore con parole davvero elogiative. Hanno concelebrato il parroco don Battista Di Santo, che ha letto una scheda critica (sotto riportata*) di apprezzamento del quadro e di stima verso l'artista, e il nuovo parroco di San Brancato di Sant'Arcangelo (in provincia di Potenza), padre Vincenzo Cosenza, nella serata doppiamente speciale sia nelle vesti di maturo confessore sia di autore acclamato di "L'avventura di una vita senza compromessi", ultima biografia di Sant'Andrea Avellino. Sulla venerazione del Santo egli ha incentrato l'omelia, definendolo "luminoso, perennemente alla ricerca, cioè nel cammino della Fede, noto per il suo apostolato della confessione e delle lettere (se ne contano oltre mille, ma i suoi contemporanei parlavano già del doppio, indirizzate sia in Italia che in Europa a tutte le categorie sociali, per vari motivi e con diversi argomenti, ma sempre unificati dalla centralità del pensiero di Dio, nel delicato periodo della Controriforma)".

  

"Proprio quel libro e la documentazione offerta dal sito internet (www.santandreavellino.it curato con passione e completezza dall'ing. Nicola Arbia, ndr) mi hanno ispirato quest'ultima dedicata e delicata produzione", ci ha dichiarato D'Acunzo, 58 anni, noto pittore figurativo e artista complesso, dotato di acutezza ispirativa, manifesta originalità ed eclettica ricerca. Iniziata nel 1978, la sua sperimentazione è approdata alle mini installazioni, opere polimateriche eseguite con vari materiali ’poveri’, riciclati, rigenerati e ingentiliti con l'uso del colore, non disdegnando incursioni nella poesia: la raccolta "Tursi, pane casereccio" è del 1973 e "Sulle rive dello Jonio. Raccolta di poesie" del 2004, oltre che appassionato podista-fondista da record di categoria).

 

La riattualizzazione del messaggio salvifico di S. Andrea Avellino, tra coerenza biografica e anelito spirituale e tra slancio innovativo e tradizione classicistica, è resa con immediatezza compositiva, suggestivo uso cromatico e soprattutto con la ritrattistica dell'insieme del gruppo, ancorata all'iconografia realistica della "gente comune" di facile identificazione (con un messaggio subliminale non disgiunto e, anzi, insito nel vissuto di ciascuno, com'è noto alla contemporaneità, ma inevitabilmente sconosciuto fuori contesto e destinato a disperdersi tra non molto, com'è giusto che sia). Impressionante la

somiglianza del volto del Santo con la spoglia custodita nel reliquiario, ammirata con devozione nell'ultima peregrinatio del 2007.

In unico esemplare, con colori acrilici su multistrato di legno, dalle dimensioni di cm 125x115, il quadro originale è destinato alla parrocchia della frazione di Caprarico, dopo una breve permanenza (si registrano già insistite visite del pubblico) a Tursi e nella sede dei Teatini di San Brancato.

 

Tappa importante dell'evoluzione figurativa dell'artista, che può vantare favorevoli recensioni critiche e significative partecipazioni a numerose manifestazioni e mostre collettive e personali, con diversi premi e crescenti consensi di pubblico e di esperti. Ma anche per la storia dell'arte sacra tursitana, che si collega idealmente ad una eccellente tradizione, esemplare quella tra i secoli XVIII-XIX, di committenza e di realizzazione (da ricordare almeno l'apprezzato pittore tursitano Francesco Oliva e i suoi quadri conservati nella chiesa di San Filippo Neri di Tursi, come a Carbone, Maratea e a Montalbano Jonico, in Basilicata, ma anche in Calabria e in Francia).

 

D'Acunzo, inoltre, sta lavorando alla raffigurazione dei quattro Evangelisti, per gli "ovali" delle navate laterali della stessa Cattedrale (distrutti nell'incendio della chiesa tra l'8 e il 10 novembre 1988), che dovrebbero essere pronti per il prossimo Natale.

 

Salvatore Verde

 

 

* Scheda di don Battista Di Santo

«Componente di spicco dell'Ordine dei Chierici Regolari Teatini, S. Andrea Avellino è vissuto facendo della confessione, della povertà e della semplicità i concetti cardini del suo ministero sacerdotale. Sono questi gli elementi, maturati anche a seguito della lettura del libro di padre V. Cosenza, che D'Acunzo ha voluto evidenziare nella rappresentazione del personaggio. Nel quadro, infatti, il Santo indossa un abito talare espresso con semplicità che veste quasi fosse un saio, simbolo millenario degli ordini ecclesiastici che predicano povertà. Tale veste è stata volutamente dipinta con colori che vogliono evocare trascendenza , leggerezza e un senso di spiritualità.

 

Il Santo riceve luce dall'alto e, a sua volta, la irradia verso altri personaggi che simboleggiano il popolo di Dio che lo segue. I personaggi risultano caratterizzati da una forte connotazione materia che li collega strettamente al giorno d'oggi, sono, in pratica, contestualizzati. Da notare l'abbigliamento, le pose e la gestualità, in netta contrapposizione alla leggiadria del Santo.

 

 La Chiesa viene qui rappresentata da padri, madri, giovani, neonati, anziani, senza distinzioni di sesso o estrazione sociale, comunque bisognosi del loro confessore, "la via a Dio". Sono emblematici di quanto detto, ad esempio il vecchietto sul fondo che calza scarpette ginniche, segno irridente dei tempi attuali, o la bimba in primo piano che si aggrappa alle vesti del Santo riconoscendo in lui una figura paterna. Da notare che tutti i personaggi puntano lo sguardo verso la loro guida, il cui viso può rappresentare un ipotetico punto di fuga dell'intera opera.

Di carattere metafisico è la base sulla quale poggiano tutte le figure: un percorso costituito da tanti cerchi luminosi che indicano metaforicamente le vite dei santi che hanno dato luce al cammino del popolo di Dio; non è un caso che il centro di uno di questi cerchi luminosi sia in effetti occupato da Sant'Andrea Avellino».
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17 ottobre 2008