I castronovesi alla processione delle statue di Napoli

I castronovesi alla processione delle statue di Napoli

Il busto di sant’Andrea Avellino, accompagnato dai castronovesi, esce dal Duomo di Napoli.
 
 
 
 
 
 
 
 

Sabato 2 maggio, a Napoli, un folto gruppo di castronovesi è stato testimone di una giornata piena di forti emozioni.

Come si verifica da cinque anni, il sabato antecedente la prima domenica di maggio, sono partiti all’alba da Castronuovo di Sant’Andrea per recarsi in pellegrinaggio a San Paolo Maggiore, dove riposano le sacre spoglie di Sant’Andrea Avellino.

Qui sono giunti alle dieci e, dopo essersi fermati davanti alla Cappella dedicata al Santo, per adornarla con fiori e per pregare, alle undici hanno partecipato alla celebrazione Eucaristica, presieduta da padre Innocenzo Cuniglio, coadiuvato da don Domenico Martino, parroco del paese.

Per la funzione religiosa è stato usato un calice appartenuto a sant’Andrea Avellino.

I fedeli erano accompagnati dal parroco, da Maria Olimpia Graziano, vice-sindaco, da Romeo Graziano, presidente della Pro-loco e da parecchi soci della Congrega dedicata al Santo.

Molti castronovesi residenti in Campania si sono uniti ai pellegrini. Anche l’avv. Paolo Appella è venuto da Roma per unirsi ai suoi conterranei e rendere omaggio al Santo, del quale ne è discendente.

Al termine della cerimonia religiosa, dopo l’indirizzo di saluto di Aldo Bulfaro,  tutti si sono recati nella stanza del Santo per raccogliersi in preghiera.

 

Alle sedici, tutti i pellegrini si sono recati nel Duomo della città partenopea per ultimare l’addobbo floreale del seicentesco busto d’argento del Santo teatino che, a breve, sarebbe stato accompagnato solennemente dai castronovesi alla processione delle statue. Tale funzione ricorda la traslazione delle reliquie di San Gennaro dal cimitero posto nell'Agro Marciano, nel territorio di Fuorigrotta, alle catacombe di Capodimonte, poi denominate, per questo, di San Gennaro. Tale traslazione si era resa necessaria data la incertezza dei tempi che, al principio del V secolo vedeva i territori italici sempre più frequentemente teatro di scorribande di popolazioni barbariche provenienti dal Nord-Est dell'Europa.

La processione di maggio fu detta anche degli infrascati, perché era consuetudine del clero che vi partecipava di proteggersi dal sole coprendosi il capo con corone di fiori. Ne è memoria la corona di fiori in argento che sovrasta il tronetto sul quale viene posta la teca con il sangue del Santo Patrono di Napoli. Essa porta al centro un enorme smeraldo, dono della Città, di provenienza centroamericana, (forse dal Venezuela) e, proprio per questo, di credibile provenienza dalla famiglia reale borbonica.

 

La processione contempla tre ambiti.

Il primo, teologico, è quello testimoniale, perché il popolo che cammina testimonia la sua fede in Gesù Cristo.

Poi c’è quello liturgico che annuncia il Signore Crocifisso e Risorto. La celebrazione Eucaristica in Santa Chiara diventa il vertice di tutta la processione. Il popolo che ha camminato per le vie del mondo incontra il Signore, nella Parola e nel Pane spezzato che è il cibo del cammino.

La terza dimensione è quella antropologica. La processione è un momento aggregante per la comunità diocesana: tutti insieme, guidati dal Vescovo, in cammino verso la stessa meta pregano, cantano, camminando l’uno vicino all’altro come segno di solidarietà e di speranza

 

Quest’anno alcune novità hanno caratterizzano la processione di maggio in onore del Santo Patrono, una delle manifestazioni di fede della pietà popolare. Le statue partecipanti alla processione sono state ridotte a nove. Nell’ordine di anzianità di proclamazione, dai compatroni più recenti a quelli più remoti: Santa Lucia, Santa Maria Francesca, S. Alfonso, S. Emidio, S. Giovanni Battista, S. Antonio Abate, Santa Chiara, S. Patrizia, Sant’Andrea Avellino.

Sì, anche quest’anno il Santo castronovese era presente ed era l’unico accompagnato solennemente, con preghiere e canti, dai suoi conterranei.

Il cardinale Crescenzio Sepe ha voluto cambiare l’itinerario: ha ripreso quello antico. Si è partiti dalla Cattedrale, per poi percorrere un tratto di via Tribunali, piazzetta Sedil Capuano, via delle Zite, via Forcella e ritornare in via Duomo per giungere a Santa Chiara attraverso San Biagio dei Librai.

L’Arcivescovo e la Deputazione della Cappella di San Gennaro hanno voluto che il Patrono attraversasse una delle zone più popolose della città, che da tempo vive momenti di difficoltà, per sollecitare un risveglio della fede, per entrare nel cuore e nei problemi della gente, per condividerne le attese e le speranze.

Si è voluto che la manifestazione diocesana si concludesse con la Messa in Santa Chiara. Il ritorno era soltanto un fatto pratico per riportare ampolle e busti in Cattedrale. Quest’anno, tale trasferimento è avvenuto in forma privata.

 

 

Alle  diciassette, il Cardinale Arcivescovo si è recato nella Cappella del tesoro, accolto dalla Deputazione e dai Prelati della Cappella. L'Abate Prelato, con il Deputato di turno, alla presenza del Cardinale, ha aperto la cassaforte che custodisce il tesoro, cioè le reliquie del Santo. Sul sagrato del Duomo l'avvio della processione è stato preceduto da un breve momento di preghiera guidato dall'Arcivescovo. Durante il percorso ci sono stati altri due momenti di preghiera:

nel largo di Forcella, davanti alla basilica di San Giorgio Maggiore e in piazza San Domenico Maggiore.

In Santa Chiara si è ripetuto il miracolo di San Gennaro. L'annuncio della liquefazione del sangue del Patrono è stato dato alle 19.47 dal cardinale Crescenzio Sepe, il quale ha voluto precisare che «Quando abbiamo aperto la cassaforte insieme con il Sindaco, il sangue aveva già cominciato a sciogliersi. San Gennaro ci ha preceduti, per far vedere che ci vuole bene».

 

Durante l’omelia il Cardinale ha salutato le varie personalità e gruppi presenti e anche il pellegrinaggio proveniente da Castronuovo di Potenza, venuto a Napoli per rendere omaggio a sant’Andrea Avellino, nono patrono di Napoli.

 

A tarda notte, dopo aver vissuto momenti di grandi emozioni, i castronovesi sono rientrati nella loro terra, la stessa del Santo che erano andati a venerare.

 

9 maggio 2009