Una porta in bronzo per sant’Andrea Avellino

Una porta in bronzo per sant’Andrea Avellino

 Il Santo ascende al cielo sorretto da un angelo (particolare del’anta destra)

 

 

 

Dal 1713 a Castronuovo di Sant’Andrea la terza domenica di maggio si festeggia la ricorrenza della canonizzazione, avvenuta il 22 maggio 1712.
Quest’anno ci sarà un altro motivo di festa, perché sabato 18, alle ore 19, il vescovo Francesco Nolè benedirà la porta in bronzo da poco installata, al posto del vecchio portone di legno, nella Cappella dove nacque Lancellotto Avellino.
L’idea di realizzare la porta è partita dall’Associazione Proloco, condivisa dalla Parrocchia Santa Maria della Neve e da tutta la comunità castronovese e subito fatta propria dall’Amministrazione Comunale che ne ha assunto l’onere della spesa.
L’opera è la parte più significativa delle iniziative previste per il terzo centenario della canonizzazione di sant’Andrea Avellino; i castronovesi vogliono lasciare un segno importante a testimonianza della loro devozione al loro più illustre concittadino, conosciuto in tutto il mondo.
Questa porta è stata ideata e modellata, a titolo gratuito, da Antonio Masini, uno dei più importanti artisti lucani, coinvolto in questa iniziativa da Giuseppe Appella, castronovese, storico dell’arte.
L’artista, che ha un legame trentennale con Castronuovo, ha dichiarato che l’ispirazione l’ha avuta quando ha letto il racconto della risurrezione del piccolo Scipione. Trovare un medico ed un notaio testimoni di un evento simile, leggere la loro deposizione  a caldo, sono fatti che vanno al di là dei soliti racconti oleografici che tappezzano le innumerevoli pagine sulla vita dei santi e delle sante del nostro calendario. Inoltre illuminante per l’artista è stato un altro evento miracoloso: la  guarigione degli appestati in Sicilia e in Lombardia.
Antonio Masini, è alla sua nona porta, dice che è sempre stato affascinato da questo tema, perché, al di là della sua funzione, segna un varco mentale e fisico, un passaggio che sa di tempo e di  spazio. Quest’ultima porta è destinata ad una cappella che, per Masini, più che chiesa sembra un vecchio granaio, un santo granaio, perché su quell’altare, in una torrida estate di qualche secolo fa, l’allora Beato Andrea risuscitò il piccolo Scipione che era caduto da una rupe alta venti metri. Aveva la testa spaccata in fronte, disarticolata perché era rotta anche la noce del collo.
Nel tardo pomeriggio di quel giorno la madre, prima di farlo seppellire nella Chiesa  Madre, entrò in questa cappella, poggiò il corpicino esanime e freddo sull’altare, poi  tornò indietro e strisciando la lingua per terra rifece il cammino dalla porta fino ai piedi dell’altare implorando il Santo di darle il figlio vivo. Quando la povera donna giunse all’altare, alzò la testa e vide il piccolo in piedi, sano e sorridente, con in mano una delle candele che ardevano davanti alla statua del Beato.
Era il giorno 5 agosto 1678, festa di Santa Maria della Stella, e a Castronuovo c’erano tante persone, anche di altri paesi, perciò si trovarono presenti al fatto un notaio, un medico e tanti altri che gridarono subito al miracolo, mentre  si asciugavano il sudore non per il caldo, ma per l’emozione del miracolo.

Sull’anta sinistra della porta è descritto dunque questo miracolo: nella parte bassa c’è Giulia Giura che porta il figlio morto sull’altare della cappella mentre nella parte alta la mamma lo solleva al cielo a grazia avvenuta per ringraziare Dio che ha operato un portentoso miracolo grazie all’intercessione dell’allora beato Andrea Avellino.

Sull’anta destra sono raffigurati due malati di peste, un uomo e una donna (un corvo becca sulla sua testa), che invocano la grazia e sollevano le  braccia verso il Santo, che ascende al cielo sorretto da un angelo. Il Santo operò molto durante la peste di Milano del 1576 e, dopo la sua morte, esercitò una grande protezione delle città dove c’era questo flagello.

Nel lunotto ci sono rami di ulivo e di pesco. I primi per ricordare il miracolo del bastone di ulivo piantato su una salita, fuori dal paese, in un viaggio per Napoli, su cui nacque un ulivo. Il miracolo delle quindici pesche si riferisce all’alberello che il Santo, qualche anno prima di morire, piantò in un vaso davanti alla sua cella. Dopo la sua morte, portava sempre quindici pesche e, anche se il vento le faceva cadere o se venivano raccolte, alla conta risultavano sempre quindici, quanti sono i misteri del Rosario.

Inoltre, sabato, dalle 19 alle 24, il MIG, Museo Internazionale della Grafica e Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, festeggia La Nuit Européenne des Musées - Notte Europea dei Musei con una serie di iniziative che terranno sveglio il piccolo paese lucano.
La benedizione della porta in bronzo sarà preceduta dagli interventi di Sandro Berardone, sindaco (Saluto), di Romeo Graziano, vice sindaco (Come è nata la Porta di Sant'Andrea), di Giuseppe Appella, storico dell'arte (La porta come un voto), di Antonio Masini, pittore e scultore (La porta di Sant'Andrea).
Seguirà un originale intervallo musicale affidato a I violini di Senise, e, subito dopo, la lettura dell’opera dello scultore lucano Giacinto Cerone del quale verranno esposte una serie di litografie. Verrà proiettato il documentario girato da Beatrice Volpe in occasione della grande antologica alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Le mostre di Alexander Calder e Fausto Melotti, aperte fino al primo giugno 2013, saranno il degno contorno a una notte di arte e poesia. 

Nicola Arbia

17 maggio 2013