Castronuovo di Sant’Andrea, terra di confino

Castronuovo di Sant’Andrea, terra di confino






Lo studio sui confinati politici che hanno soggiornato a Castronuovo di Sant’Andrea, durato quasi quattro anni, è stato raccolto nel libro Castronuovo di Sant’Andrea – Terra di confino con la presentazione del prof. Guido D’Agostino, Presidente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi” di Napoli, già ordinario di Storia Moderna e di Storia del Mezzogiorno nell’Università “Federico II” di Napoli.

È stato un lungo, faticoso e triste viaggio nel tempo. Studiando parola dopo parola i documenti ufficiali di quel periodo ho instaurato un rapporto con i confinati per conoscere le loro personalità, le loro storie, i loro drammi e quelli delle loro famiglie. Li ho fatti “rivivere” e ho cercato di analizzare il paese raccontato, indirettamente, da quei documenti che, nonostante fossero condizionati dal Regime, fanno trasparire la loro umanità.

È stata ricostruita una pagina della storia del paese lucano.

La Basilicata ospitò molti confinati politici. La Regione, fondamentalmente terra di agricoltura e di pastorizia, con il suo storico isolamento - paesi interni, poco e mal serviti da ferrovie o mezzi di trasporto pubblici, poco e mal collegati con il mondo esterno - divenne meta ideale per la creazione di campi di confino, campi di lavoro e luoghi di detenzione particolari.  

Molti paesi lucani ospitarono personaggi famosi, come Carlo Levi, Eugenio Colorni, Guido Miglioli, Camilla Ravera, Manlio Rossi Doria.

Tra i confinati in terra di Basilicata Carlo Levi è, sicuramente, la personalità più famosa e quella che ha descritto, meglio di tutti, il confino.

Castronuovo di Sant’Andrea, paese natale di sant’Andrea Avellino, poco lontano da Aliano, durante il fascismo era sicuramente un luogo ideale per l’isolamento dei confinati.

Gli abitanti erano dediti all’artigianato, all’allevamento delle pecore, dei maiali e degli animali da cortile e ad una agricoltura povera e arretrata. Si coltivava la terra, già di per sé poco adatta, utilizzando la forza dell’uomo e degli animali. Il collegamento tra il paese e le campagne e tra i singoli poderi avveniva per viottoli che si percorrevano a piedi o a dorso d’asino. Gli asini, i muli e i buoi erano i mezzi di trasporto e di spostamento.

La popolazione nel periodo del confino politico (1926-1943) era tra 2500 e 3000 abitanti.

Il paese era isolato sia per la mancanza delle strade che per la mancanza di qualsiasi struttura culturale.

Ventiquattro furono i confinati assegnati a Castronuovo di Sant’Andrea.

Dallo studio è stato possibile ricavare alcuni spaccati di vita del paese, come la grande frana verificatasi nel 1931 sotto la Cappella casa-natale di sant’Andrea Avellino che causò il crollo di parecchie case, per cui il paese cominciò ad avere problemi ricettivi e diversi confinati qui residenti lo fanno presente in alcune loro lettere inviate alle autorità.

Interessante è una lettera di Pietro Fratino, un personaggio ancora oggi ricordato, inviata alla fine di agosto 1937 ad Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, perché riporta quanto fu fatto a Castronuovo di Sant’Andrea da questo confinato.

Si attivò perché sorgesse la Colonia Fluviale e Montana e si dedicò all’insegnamento dei bambini piccoli e dei Balilla; incoraggiò la ginnastica e l’atletismo con buoni risultati; formò la Squadra del Giuoco del Calcio, sport nel quale i ragazzi fecero notevoli progressi e, in varie competizioni con i paesi limitrofi, riuscirono vittoriosi.

Del Fratino, a Castronuovo di Sant’Andrea ricordano un aneddoto riguardo a una lettera da lui indirizzata a Carlo Levi, che fu segretamente recapitata allo scrittore da Nicola Appella. Quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a Vito De Marinis, segretario del Partito Comunista Italiano di Roccanova, nel 1979 disse: “Accettai di getto la proposta, non so neanch’io se per le dieci lire promesse o se per uno strano sentimento verso questo povero torinese confinato in una terra lontana che voleva comunicare con uno come lui, disgraziato come lui”. Levi, venuto a conoscenza delle molteplici attività svolte da Nicola gli disse “Allora tu sei l’uomo dai cento mestieri”. Da allora Nicola Appella rimase per tutti l’uomo dai cento mestieri.

Il costo della vita a Castronuovo di Sant’Andrea era basso e tale che si poteva pagare il fitto, mangiare, vestirsi e calzarsi e mettere da parte dei risparmi.

Alcuni confinati chiesero ed ottennero l’autorizzazione per fare la spesa e per cucinare in gruppo; tra l’altro, abitando nella stessa casa era più semplice la sorveglianza per i Carabinieri.

Alcuni confinati si integrarono molto bene con la comunità locale.

Stefano Sclaunich, per esempio, si sposò con una ragazza del posto, Maria Giuseppa Rocco.

Cestari Senofonte, che giunse a Castronuovo di Sant’Andrea nel dicembre 1928, agli inizi di giugno del 1929 fu trasferito a Roccanova, per la riduzione dell’organico dell’Arma e la conseguente momentanea chiusura della Caserma. Lì conobbe Amalia Racioppi, perciò chiese di essere lasciato a Roccanova. Gli fu concesso, si sposò e rimase a Roccanova.

Un altro confinato che legò con i castronovesi è stato il comunista Dante Valizia, il quale lavorò nella falegnameria di Salvatore Di Pierro, dove fu apprezzato per la sua maestria e la sua serietà nel lavoro. Aveva rapporti segreti con Michele De Risi, comunista di Roccanova, sia con visite segrete sia con scambio di lettere, stando sempre attento a non farsi notare dal potere fascista.

Strinse ottimi rapporti con i castronovesi e, quando ritornò a S. Damiano al Colle, suo paese di origine, favorì l’arrivo di diversi castronovesi, non solo falegnami, aiutandoli ad inserirsi e ad integrarsi in quella zona dove pian piano si formò, ed esiste ancora oggi, una piccola colonia di castronovesi.

Nicola Arbia

15 settembre 2017