L'accoglienza fra i teatini di S.Paolo Maggiore

L'accoglienza fra i teatini di S.Paolo Maggiore

Il 14 agosto 1556 l’Avellino fu accolto come ospite – postulante fra i teatini. Nella chiesa di S.Paolo i “preti riformati” vivevano la meravigliosa esperienza della prima comunità cristiana: erano ‘un cuor solo e un’anima sola’. Intenti alla preghiera e al ministero presbiteriale, beneficavano gli altri, migliorando se stessi.
Il 30 novembre, festa di S.Andrea Apostolo, l’Avellino vestì l’abito di novizio. Egli aveva deciso di cambiare nome, lasciare quello di Lancellotto, che aveva un accentuato sapore di mondanità, e adottare il nome Andrea, che significa “uomo doce, forte e persuasivo”. Esso ben si confaceva al nuovo stato abbracciato ed era di sprone a salire le vette della perfezione.
Il 25 gennaio 1558 pronunciò solennemente i voti.
Fu nominato, nel 1560, Maestro dei Novizi, carica che tenne per 10 anni.
Il Maestro dei Novizi è l’educatore che inizia i giovani alla vita religiosa. Essere educatore per l’Avellino fu una vocazione che sentì e coltivò fin da fanciullo nella scuola parrocchiale di suo zio Don Cesare. Padre Andrea si dedicò con entusiasmo al suo compito, per trasmettere ai giovani a lui affidati quel bene che aveva ricevuto. Scrive Giovan Battista del Tufo, primo storico teatino:
«Nella sua opera educativa non si preoccupava tanto di istruire i suoi novizi con avvisi ed esortazioni, quanto con la condotta e con l’esempio. La meditazione o preghiera mentale, la riteneva il mezzo più efficace per acquistare una buona formazione religiosa… Inculcava con insistenza la devozione alla Madonna … coglieva tutte le occasioni opportune per parlar loro della Vergine SS. ed infiammare i loro cuori per lei».
E continua:
«Alla sua scuola, il giovane doveva impegnarsi a correggere i propri difetti, spogliarsi di abitudini non buone e sviluppare le proprie qualità; … doveva evitare l’ozio … voleva che i suoi discepoli fossero pratici e realisti; ricordava il monito di S.Giovanni: “non amiamoci a parole, ma con opere e verità”».