Il paese: Castronuovo di Sant'Andrea

Il paese: Castronuovo di Sant'Andrea

Castronuovo di Sant’Andrea sorge nella media valle del Sinni, a 650 m sul livello del mare, in pittoresca posizione sul lato Sud, dove molte case poggiano con i muri esterni sull’orlo di una rupe altissima che, per opera di consolidamento, ha assunto l’aspetto di un bastione, a protezione di una colossale fortezza.
Il paese è formato da due nuclei: uno recente, disposto lungo la provinciale n. 42; l’altro più antico, raccolto nelle aree Manca, Castello e Trappeto. Nel centro storico permangono i segni della struttura urbana medievale: vie strette e ripide, arcate sotto le abitazioni, lunghi tratti con scalini riposanti.
Il nome sembra proiettare la fondazione di Castronuovo nell’età romana, sotto forma di postazione militare, che fu attiva in due momenti distinti: uno nell’età antica (poi dismessa per distruzione o per abbandono) e una più recente (castra nova) sulle rovine del precedente impianto.
Probabilmente, la fondazione più recente dovrebbe essere messa in relazione con le prime invasioni barbariche del V secolo d.C., quando la popolazione agreste si rifugiò nell’antico campo militare, restaurandolo, per difendersi dagli assalitori.
La denominazione Castronuovo compare per la prima volta in un documento del 1059.
Nel 1863, invitato a distinguersi dagli altri centri omonimi, il Comune di Castronuovo aggiunse all’antica denominazione di “Sant’Andrea”, onorando, in tal modo, il suo più grande cittadino.
L’abitato, secondo il censimento del 1991, conta solo 1691 abitanti, di cui circa un terzo vive nelle frazioni.
L’attività della popolazione, una comunità operosa, schietta, nota anche per il senso di ospitalità dei suoi abitanti, ancora oggi è rivolta alla coltivazione della terra, divisa in appezzamenti di terreni generalmente gestiti dagli stessi proprietari. Si producono, in prevalenza, cereali, ortofrutticoli, olio e vino di buona qualità. Alquanto renumerativo è l’allevamento del bestiame.
Fra i mesi di gennaio e febbraio quasi ogni famiglia macella, con rito alquanto suggestivo, il maiale, con la carne del quale si producono salsicce e soppressate, che vengono conservate in vasi di terracotta colmi di olio di oliva.
L’ubicazione e la conformazione del paese non hanno consentito una industrializzazione che, se fosse stata possibile, non avrebbe spinto molti giovani verso zone ricche di industrie.
Nel passato erano praticati mestieri artigianali quali la tessitura della lana; l’arte del tombolo e del ricamo; l’attività cestaia, anche per la fabbricazione delle ‘spase’ sulle quali si mette ad asciugare la pasta fatta in casa.