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Napoli: giornata senza processione e senza miracolo
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Busto seicentesco d’argento del Santo
 
 
Una sessantina di castronovesi, come ogni anno, stamattina alle 5.30 sono partiti dal paese natale di sant’Andrea Avellino per giungere  a Napoli, nella Basilica di San Paolo maggiore, alle 10.

Da sette anni, il sabato che precede la prima domenica di maggio, si recano nella città partenopea per dedicare un’intera giornata al loro Santo. La mattina, i pellegrini visitano i luoghi dove il Santo è vissuto e, dopo averle addobbate con fiori, pregano sulle sue spoglie. Il pomeriggio portano il busto d’argento di sant’Andrea Avellino alla processione delle statue: la processione dei compatroni di Napoli che accompagna il busto e le reliquie del patrono San Gennaro. La cerimonia, quasi sempre, termina con il tradizionale miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro che avviene anche il 19 settembre e il 16 dicembre di ogni anno.

 

La mattinata è trascorsa come da programma: alle 11, sull’altare Maggiore della Basilica, padre Innocenzo Cuniglio, coadiuvato da Beniamino e dal novizio Angelo, ha celebrato la Santa Messa. Durante l’omelia ha tracciato alcuni aspetti salienti del Santo, legati anche alla suo origine lucana.

Padre Innocenzo, originario di Grassano (MT), vissuto per molti anni a Sant’Arcangelo (PZ) è particolarmente devoto di sant’Andrea Avellino e legato ai castronovesi.

I fedeli erano accompagnati da Pierino Ruberto, vice-presidente della Pro-loco e da alcuni soci della Congrega dedicata al Santo.

Diversi castronovesi residenti in Campania si sono uniti ai pellegrini.

Al termine della cerimonia religiosa, dopo l’ormai tradizionale indirizzo di saluto di Aldo Bulfaro, tutti si sono recati nella stanza del Santo per raccogliersi in preghiera.

 

Alle sedici, tutti i pellegrini, raggiunti da don Domenico Martino, accompagnati anche da Beniamino e Ignazio, si sono recati nel Duomo della città partenopea per ultimare l’addobbo floreale del seicentesco busto d’argento del Santo teatino.

Per quest'anno era stato deciso di cambiare il percorso per celebrare il Giubileo della Legalità, ma un inconsueto temporale per l'ultimo giorno del mese di aprile ha impedito che la processione si snodasse lungo il nuovo percorso: via Duomo, via Forcella, via Pietro Colletta per giungere a Porta Capuana.

Tale processione ricorda la traslazione delle reliquie di San Gennaro dal cimitero posto nell'Agro Marciano, nel territorio di Fuorigrotta, alle catacombe di Capodimonte, poi denominate, per questo, di San Gennaro. Tale traslazione si era resa necessaria data la incertezza dei tempi che, al principio del V secolo, vedeva i territori italici sempre più frequentemente teatro di scorribande di popolazioni barbariche provenienti dal Nord-Est dell'Europa.

La processione di maggio fu detta anche degli infrascati, perché era consuetudine del clero che vi partecipava di proteggersi dal sole coprendosi il capo con corone di fiori. Ne è memoria la corona di fiori in argento che sovrasta il tronetto sul quale viene posta la teca con il sangue del Santo Patrono di Napoli. Essa porta al centro un enorme smeraldo, dono della Città, di provenienza centroamericana, (forse dal Venezuela) e, proprio per questo, di credibile provenienza dalla famiglia reale borbonica.

 

Quest’anno le statue preparate per la processione erano tredici. Nell’ordine di anzianità di proclamazione, dai compatroni più recenti a quelli più remoti: Santa Giovanna Antida Touret, Santa Geltrude, Santa Lucia, Santa Maria Francesca, S. Alfonso Maria de’ Liguori, S. Emidio, S. Antonio Abate, Santa Chiara, San Filippo Neri, San Severo, S. Eufebio, S. Patrizia, Sant’Andrea Avellino.

Sì, anche quest’anno il Santo castronovese era presente ed era il compatrono più “vecchio” presente.

Il cardinale Crescenzio Sepe, vista l’impossibilità di aprire Porta Capuana, è simbolicamente entrato, in processione, dalla porta principale del Duomo con le autorità (Prefetto, Presidente della Corte d’Appello, Presidente della Regione, Presidente della Provincia, Sindaco), affermando poi:

 

“Simbolicamente, ma anche con determinazione e coraggio, che ci derivano dalla fede in Gesù Cristo e dal martirio di San Gennaro, la Chiesa di Napoli, in comunione con chi quotidianamente opera per affermare la legalità e la giustizia, ha varcato oggi, nello spirito del Giubileo, una delle “porte” fondamentali, poste sulla strada del suo pellegrinaggio, che continua ad entrare nella storia della città, ma anche nel vivo della sua realtà quotidiana. La ‹porta› è quella della giustizia, da cui si apre l’unico varco possibile verso la legalità, che è la condizione irrinunciabile per una comunità che vuole guardare avanti ed essere in grado di crescere e progredire.

Come Pastore di questa Diocesi, considero particolarmente importante questo tratto di cammino che ci ha portati ad attraversare Porta Capuana, storica ‹cittadella› dell’amministrazione della giustizia e quindi simbolo essa stessa di quella legalità che è fondamento di ogni comunità umana, nonché strumento indispensabile di sviluppo e crescita civile.

Questo gesto, che abbiamo compiuto tutti insieme, vuole essere anche un grido forte di fronte a una realtà sempre più minata da un deficit di legalità, che rischia di vanificare anche una serie di iniziative virtuose e di impegni concreti da parte delle forze attive della città a sostegno di quanti già operano quotidianamente, a tutti i livelli, nel delicato sistema giudiziario.

Nel clima di un’illegalità diffusa può farsi strada la pericolosa deriva secondo cui il nostro territorio sarebbe addirittura refrattario a qualsiasi regola: Napoli come ‹zona franca› di fronte alla legge è, in realtà, un’immagine che continua a far presa nella stampa e negli osservatori stranieri e non solo.

Non mancano – occorre dirlo – comportamenti, pubblici e privati, collettivi e individuali, a sostegno di una tesi così estrema: lo scandaloso perdurare dell’emergenza rifiuti è la più eloquente – e sconfortante – delle testimonianze. Ma non è compito della Chiesa trasformarsi in tribunale ed emettere una qualsiasi sentenza.

 

Alle  diciassette, il Cardinale Arcivescovo si è recato nella Cappella del tesoro, accolto dalla Deputazione e dai Prelati della Cappella. L'Abate Prelato, con il Deputato di turno, alla presenza del Cardinale, ha aperto la cassaforte che custodisce il tesoro, cioè le reliquie del Santo. Ne è seguita una breve processione, dalla Cappella fino all’altare, con le statue dei compatroni schierate sui due lati della porta della Cappella.

Il Cardinale ha presieduto la celebrazione religiosa e le preghiere per il Santo Patrono. Il miracolo non c’è stato. Il sangue di San Gennaro non si è sciolto. Alle 19.10, dopo aver recitato per due volte i vespri con i fedeli, l'arcivescovo di Napoli ha interrotto l'attesa e ha riposto l'ampolla nella cappella del tesoro di San Gennaro, situata all'interno del Duomo cittadino. Si riprenderà a pregare domani mattina, a partire dalle ore 9. C'è tempo fino al prossimo sabato perché possa considerarsi riuscito il miracolo che è ritenuto di buon auspicio per tutta l'Italia. Per questo motivo lo stesso Sepe e il Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, hanno invitato i fedeli a non pensare a nessun tipo di cattivo auspicio, come vorrebbe la tradizione. Entrambi hanno predicato ottimismo, assicurando che "non è un cattivo presagio".

 
L’atmosfera nel Duomo era di devozione e di preghiera, ma un po’ cupa per la mancanza del miracolo. Anche i castronovesi se ne sono tornati nel loro paesino con un po’ di tristezza nel cuore. Hanno vissuto una giornata da pellegrini, ma senza processione né miracolo.
 
Domenica mattina, 1° maggio, alle 11.20, dopo la terza esposizione del reliquario, si è rinnovato il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro: commozione e applausi dei fedeli nel Duomo.  

 

 

Nicola Arbia

30 aprile 2011

 
 
Duomo di Napoli
Castronovesi davanti alle spoglie del Santo
Castronovesi davanti alle spoglie del Santo
Padre Innocenzo Cuniglio durante la celebrazione
Aldo Bulfaro
 



 
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