Napoli: i castronovesi alla processione delle statue

Napoli: i castronovesi alla processione delle statue

 La statua del Santo alla processione

 

 

 

 

Una sessantina di castronovesi, come ogni anno, sabato scorso, 5 maggio, sono andati in pellegrinaggio a Napoli.                                                                               Da otto anni, il sabato che precede la prima domenica di maggio, si recano nella città partenopea per dedicare un’intera giornata al loro Santo. La mattina, i pellegrini visitano i luoghi dove il Santo è vissuto e, dopo averle addobbate con fiori, pregano sulle sue spoglie. Il pomeriggio portano il busto d’argento di sant’Andrea Avellino alla processione delle statue: la processione dei compatroni di Napoli che accompagna il busto e le reliquie del patrono San Gennaro. La cerimonia, quasi sempre, termina con il tradizionale miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro che avviene anche il 19 settembre e il 16 dicembre di ogni anno.

La mattinata è trascorsa come da programma: alle 11, sull’altare della Cappella dedicata a sant’Andrea Avellino, padre Innocenzo Cuniglio e don Domenico Martino, hanno celebrato la Santa Messa. Durante l’omelia padre Innocenzo ha tracciato alcuni aspetti salienti del Santo, legati anche alla sua origine lucana.      Padre Innocenzo, originario di Grassano (MT), vissuto per molti anni a Sant’Arcangelo (PZ) è particolarmente devoto di sant’Andrea Avellino e legato ai castronovesi.                                                                                                                   I fedeli erano accompagnati da Sandrino Berardone, sindaco, da Romeo Graziano, vice-sindaco, da don Domenico Martino, parroco, e da Pierino Ruberto, presidente della Pro-loco e da alcuni soci della Congrega dedicata al Santo.                                                                                                                    Diversi castronovesi, residenti in Campania e provenienti da Roma, si sono uniti ai pellegrini.                                                                                                                      Al termine della cerimonia religiosa, dopo l’ormai tradizionale indirizzo di saluto di Aldo Bulfaro, tutti si sono recati nella stanza del Santo per raccogliersi in preghiera.

Alle sedici, i pellegrini si sono recati nel Duomo della città partenopea per ultimare l’addobbo floreale del seicentesco busto d’argento del Santo teatino e per incontrarsi con la delegazione di Folignano (AP), guidata dal parroco don Carlo Lupi.                                                                                                                            Da dodici anni gli abitanti di Folignano, gemellati con la Diocesi di Napoli per avere in comune san Gennaro come Patrono, partecipano alla processione delle statue. A fine aprile, i castronovesi sono stati a Folignano per partecipare al ripristino della festa di sant’Andrea Avellino che, dalla fine dell’Ottocento, si teneva l’ultima domenica di aprile. È nato un forte legame di amicizia tra le due comunità.              Le due delegazioni, prima della funzione religiosa, sono state ricevute da Sua Eminenza Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli. Il Cardinale, oltre a salutare i pellegrini, li ha intrattenuti con grande cordialità.

Poco dopo le 16,30, il Cardinale Arcivescovo si è recato nella Cappella del tesoro, accolto dalla Deputazione e dai Prelati della Cappella. L'Abate Prelato, con il Deputato di turno, alla presenza del Cardinale, ha aperto la cassaforte che custodisce il tesoro, cioè le reliquie del Santo. Sul sagrato del Duomo l'avvio della processione è stato preceduto dalla presentazione dei compatroni partecipanti alla processione e da un breve momento di preghiera guidato dall'Arcivescovo.                                 Tale processione ricorda la traslazione delle reliquie di San Gennaro dal cimitero posto nell'Agro Marciano, nel territorio di Fuorigrotta, alle catacombe di Capodimonte, poi denominate, per questo, di San Gennaro. Tale traslazione si era resa necessaria data la incertezza dei tempi che, al principio del V secolo, vedeva i territori italici sempre più frequentemente teatro di scorribande di popolazioni barbariche provenienti dal Nord-Est dell'Europa.                                                       La processione di maggio fu detta anche degli infrascati, perché era consuetudine del clero che vi partecipava di proteggersi dal sole coprendosi il capo con corone di fiori.

Quest’anno le statue preparate per la processione erano quattordici. Nell’ordine di anzianità di proclamazione, dai compatroni più recenti a quelli più remoti: Santa Giovanna Antida Touret (non è compatrona), Santa Geltrude, Santa Lucia, Santa Maria Francesca, S. Alfonso Maria de’ Liguori, S. Emidio, S. Antonio Abate, S. Giovanni Battista, Santa Chiara, San Filippo Neri, San Domenico, Santa Patrizia, Sant’Andrea Avellino, S. Eufebio.                                                 Sì, anche quest’anno il Santo castronovese era presente ed era il compatrono più “vecchio” della processione. Infatti, va rilevato che S. Eusebio è compatrono di Napoli dal 1673, così come è riportato dalla targhetta messa sulla statua, mentre Santa Patrizia dal 28 ottobre 1625 e Sant’Andrea Avellino dal 25 settembre 1625.                                                                                                                          Quindi il nostro Santo era sicuramente il più “vecchio” compatrono presente alla processione.

La processione è partita dalla Cattedrale per recarsi in Santa Chiara secondo la seguente disposizione: la banda musicale in testa, seguivano le insegne del Comune di Napoli e della Regione Campania, gli stendardi delle Congregazioni religiose e dei Comuni limitrofi, e poi le statue dei compatroni portate a spalla dai fedeli, quindi i seminaristi, il busto di San Gennaro contenente le ossa del cranio, il molto reverendo Capitolo Metropolitano con Sua Eccellenza il Vescovo Vicario, quindi il Reliquiario con le ampolle del venerato sangue, seguito da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Arcivescovo di Napoli, accompagnato dal suo cerimoniere e dai dodici membri della Eccellentissima Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, in rappresentanza degli antichi Seggi Napoletani: Portanova, Montagna, Nilo, Capuana, Porto e quello del Popolo in rappresentanza della Città con a capo il Presidente, che è il sindaco di Napoli pro tempore, seguivano le autorità cittadine, le associazioni cattoliche e i fedeli.

La processione dal Duomo è andata in via dei Tribunali, passando dinanzi al Pio Monte della Misericordia per poi deviare per via delle Zite fino a giungere a Forcella, dinanzi alla chiesa di Sant’Agrippino, dove sant’Andrea Avellino fu trovato in preghiera da un sicario che rimase molto colpito e rinunciò ad un attentato programmato.                                                                                                       Davanti alla chiesa di sant’Agrippino c’è stata l’accoglienza delle tre comunità parrocchiali di san Giorgio Maggiore, Santa Maria Egiziaca e della SS. Annunziata Maggiore. Un secondo momento di preghiera c’è stato in piazza San Domenico Maggiore, per poi proseguire in via Benedetto Croce fino alla Basilica di Santa Chiara, dove il Cardinale ha presieduto la celebrazione religiosa e le preghiere per il Santo Patrono.

Durante l’omelia, il Cardinale ha salutato pubblicamente le delegazioni di Folignano e di Castronuovo e, alle 19.00 ha informato i fedeli che il sangue del Patrono era già stato trovato liquefatto quando le ampolle del reliquiario sono state estratte dalla cassaforte che le custodisce nella cappella del Tesoro di San Gennaro, per essere portate in processione.

Ancora una volta, i castronovesi hanno vissuto una giornata intensa. Hanno accompagnato il busto del loro Santo con canti e con grande devozione. Davanti al Santo è stato portato uno striscione che metteva in risalto il prossimo centenario della Canonizzazione.

                                               Nicola Arbia

8 maggio 2012