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Sant’Andrea e il suo maestro
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Giovanni Marinoni assistito a ben morire da sant’Andrea Avellino (incisione)

 

 

Due vite, un identico destino

 

Andrea Avellino (Castronuovo 1521 – Napoli 1608) e Giovanni Marinoni (Venezia 1490 – Napoli 1562), padri teatini, si incontrarono nella Casa teatina di San Paolo Maggiore di Napoli.
Lo scorso anno è stato celebrato il terzo centenario della Canonizzazione di sant’Andrea Avellino (22 maggio 1712 – 22 maggio 2012) e, poiché è ricorso anche il 450° anniversario del transito al Cielo (13 dicembre 1562 – 13 dicembre 2012) e il 250° anniversario della Beatificazione di Giovanni Marinoni (11 settembre 1762 – 11 settembre 2012), vogliamo ricordarlo, per l’importante ruolo avuto nella formazione del Santo castronovese.
Il Marinoni era Maestro dei Novizi e fu il confessore dell’Avellino il quale, a sua volta, alla fine della vita di padre Giovanni, fu suo confessore e lo assistette negli ultimi momenti.
Nella vita dei due possiamo riscontrare diverse somiglianze.

Entrambi provengono da famiglie agiate.
Le mamme hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione dei due futuri padri teatini ai quali trasmisero la devozione a Maria Immacolata.
Il Marinoni e l’Avellino erano di bell’aspetto. I biografi riportano che il Marinoni era bellissimo di aspetto, di dolcissime maniere, di un parlare dolce ed attraente …; per l’Avellino che era di bellissimo aspetto … et ornato di molte virtù di animo, et particolarmente in comporre musica et di cantare.
Frequentarono entrambi l’Università per il conseguimento della laurea in legge, Giovanni Marinoni a Padova, l’Avellino a Napoli.
La laurea in scienze giuridiche apriva al ventitreenne Marinoni l’accesso a carriere direttive e a maggior decoro della sua già illustre famiglia. Ma egli, alla magistratura e al foro, preferì il sacerdozio: le grandezze terrene non erano le mete per un animo nobile e distaccato come il suo.
Dopo la laurea, neppure Lancellotto si dedicò alla professione di avvocato e bruciò nell'umiltà i suoi disegni e le sue aspirazioni ambiziose.
Il Marinoni rinunziò a tutti i diritti e privilegi di eredità familiare e distribuì i suoi averi ai poveri. Anche Lancellotto Avellino elargì a favore del fratello Nicola Antonio la parte di eredità che gli spettava, per staccarsi completamente dai beni terreni.
Alla cura delle anime associarono quella dei corpi, operando all’Ospedale degli Incurabili: il Marinoni a Venezia e l’Avellino a Napoli.

Nel 1533, Giovanni Marinoni seguì Gaetano Thiene nel suo viaggio a Napoli, dove si volle fondare una nuova Casa teatina. Fu molto impressionato dalla bellezza e dalla ricchezza dell’animo napoletano e si dedicò con slancio al bene spirituale del popolo partenopeo.
L’apostolato napoletano del Marinoni durò ininterrottamente per 29 anni, fino al 13 dicembre 1562, giorno del suo transito al Cielo. Aveva settantadue anni e fu assistito, negli ultimi momenti della sua vita terrena, da padre Andrea Avellino. I napoletani lo amarono, lo stimarono e lo venerarono come uomo di Dio.
Anche Andrea Avellino fu molto legato a Napoli e ai napoletani, per circa cinquant’anni è vissuto nella città partenopea con un legame molto forte e importante, tanto da essere scelto come nono patrono della Città.
I due teatini furono Prepositi della Casa napoletana di San Paolo, il Marinoni addirittura per ventidue anni.

Padre Marinoni amò e servì Napoli con vera e profonda umiltà. Nel 1555 rinunziò all’alta dignità di arcivescovo e cardinale di Napoli, conferitagli da Paolo IV, perché preferì servire Dio, il suo Ordine e i napoletani da umile prete.
Anche all’Avellino fu offerta una sede vescovile. Mons. Scipione Rebiba gli inviò le vesti episcopali già confezionate, ma questi venderà le vesti e distribuirà il ricavato ai poveri. Rifiutarono gli incarichi perché ritennero che sarebbero stati degli ostacoli sulla loro strada, intrapresa solo per giungere a Dio.

I Teatini formarono stimati e ricercati confessori, di cui padre Marinoni fu uno dei principali artefici. Nel corso dei secoli Teatino, oltre a significare sacerdote santo e dotto, voleva anche dire buon confessore ed esperto direttore spirituale. La chiesa di San Paolo di Napoli fu la prima a vedersi frequentata ed affollata da penitenti desiderosi di un illuminato e santo confessore, quale il padre Marinoni, a disposizione di tutti.

Come il suo maestro, anche padre Andrea non si limitava all’ascolto delle debolezze umane; con saggezza e bontà seguiva le anime che a lui si affidavano nel loro percorso verso la salvezza.
Padre Marinoni, insieme a san Gaetano e agli altri Padri Teatini, fu uno dei più attivi realizzatori della Riforma in Napoli.
La sacra predicazione, così trascurata nel periodo pretridentino, per opera dei Chierici Regolari ritornò alla sua primitiva ed insostituibile funzione di efficace strumento per la realizzazione del regno di Dio.
Entrambi sopportavano con molta pazienza i dolori a cui erano soggetti in seguito ai vari acciacchi dovuti anche all’età e li prendevano come prova che Dio mandava per far loro percorrere la via della santità.
Quando padre Marinoni morì l’Avellino fu molto toccato per la perdita di un uomo  che lo aveva amato in modo particolare; con grande dolore, a fatica gli fece l'Ufficio.

Nicola Arbia

9 gennaio 2013

pubblicato su:

- LA NUOVA DEL SUD, anno VIII, n. 8, pag. 25, del 9 gennaio 2013

- NUOVA STAGIONE, Settimanale diocesano di Napoli, anno LXVII, n. 2, 13 gennaio 2013, pag. 2

 

 
 


 
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