Riflessioni di Sant’Andrea Avellino sul Natale del 1607

Riflessioni di Sant’Andrea Avellino sul Natale del 1607

Al Signore Astorgio Agnese

Essendo questa gran festa del nascimento del Figliuolo di Dio, ho voluto scrivere a V.S. pregandola, che voglia ben considerare, qualmente l’Unigenito Figliuolo ugual’ al suo Eterno Padre, vedendo l’uomo da se tanto amato discordatosi dell’eterna felicità, per la quale fu creato, per l’amore delle terrene, e vili creature, essere fatto schiavo del Demonio, e dannato all’infernali, ed eterne pene; mosso a compassione della nostra ruina, e eterna dannatione, volle descendere dal seno dell’eterno Padre al ventre d’una purissima Vergine a prendere la nostra carne umana dal purissimo sangue della sua Vergine Madre, nella quale carne potesse tanto patire, e morire, per soddisfare a pieno alla divina giustizia per tutti i nostri debiti infiniti, e liberarci dalla servitù del peccato, e del Demonio, dagli intollerabili infernali tormenti, e dall’eterna morte. Essendo venuto già il tempo del suo nascimento in carne, volle nascere in una vilissima stalla, con tanta estrema povertà, e con tanti disagi, per distaccare i nostri cuori dall’amore di queste cose terrene, e vili, quali a molti sono state occasione dell’eterna dannazione: imperoché noi siamo stati creati per la celeste, e eterna felicità (quale consiste in vedere, amare, e godere sempre Dio) e non per stare in questo esilio, nel quale siamo condannati per qualche tempo a piangere, e purgare i nostri peccati, e non per avere grandezze, e piaceri, dal Figliuolo di Dio dispregiati, perché ne sono impedimento all’entrare nella nostra celeste Patria a godere.

Deh miseri tempi nostri, quanto pochissimi Cristiani si ritrovano, che dispregiano le vane grandezze, spassi, e piaceri di questo Mondo, da Cristo dispregiati!
Deh quanti uomini, e vane donne cercano preziose, e pompose vesti in questo giorno santo, nel quale il Figliuolo di Dio nacque ignudo, e fu involto in vilissimi panni, e fu posto in vile e duro presepio! Ma quello, che più mi affligge è, che in questa sacratissima notte, colle proprie orecchie ho sentito cantare cose brutte, e visti riguardi poco onesti.

Prego V.S. che per l’avvenire voglia celebrare questa santissima festa, e tutte l’altre feste con devozione, lacrime, e dolore dei suoi peccati, contemplando quanto per noi ha patito il Figliuolo di Dio, desiderando con lui patire, acciò con lui regnare possiamo nel celeste regno, ove in eterno goderemo.
E però non ne rincresca un poco nel Mondo patire.

Dì Napoli 25 Dicembre 1607




da “Lettere scritte dal glorioso S.ANDREA AVELLINO a diversi suoi divoti, date alla luce de’ Chierici Regolari di S.Paolo Maggiore di Napoli, e dedicate all’eminentissimo, e reverendissimo Principe il signor Cardinale Francesco Pignatelli decano del sacro collegio ed Arcivescovo di Napoli” – lettera 635, pp. 633-634

Tomo II, Napoli MDCCXXXII, nella Stamperia Novello de Bonis stampatore arcivescovale

24 dicembre 2005