Approvazione dei miracoli di Sant’Andrea Avellino

Approvazione dei miracoli di Sant’Andrea Avellino

Volto del busto settecentesco in legno e cartapesta di Pozzuoli (NA)



La Sacra Congregazione dei Riti, dopo un rigorosissimo esame, il 25 maggio 1704, con proprio decreto, approvò tre degli otto miracoli presentati a supporto del processo di canonizzazione. Si tratta del terzo, del quarto e del sesto miracolo.
Nella Bolla di canonizzazione, firmata da papa Clemente XI il 22 maggio 1712, cioè lo stesso giorno della canonizzazione, avvenuta in Piazza San Pietro, si fa riferimento a tali miracoli. Con l’approvazione dei miracoli si concludeva il lento processo di canonizzazione.
I suddetti miracoli sono ben descritti da padre Gaetano Maria Magenis Chierioc Regolare Teatino, uno dei primi biografi di Sant’Andrea Avellino, nel suo libro “Vita di S.Andrea Avellino”.

«Il terzo d’un Fanciullo, il quale da pertinace febre etica restò sì estenuato, disseccato, ed attratto, particolarmente dalla metà inferiore del corpo, che nelle sue coscie, e gambe non vi si sarebbe trovata una mezza uncia sola di carne. Aggiuntasegli poi un’ernia sì mostruosa, che discendeva a toccargli il Tallone de’ piedi, reso dell’intutto incapace a moversi; E pure il Santo lo guarì in un’istante da tutti quei mali sofferti per trè anni continui».
È un miracolo operato dal Santo a Giacomo Giovio di Senise il 25 aprile 1669.


«Il quarto d’un’Adulto che oppresso dalle ruine d’una stanza caduta trovossi col braccio sisnistro totalmente infranto, e con una ferita nelle tempia sì profonda, che ne usciva smidollato il cervello con orrore di ch’il vedeva s’ mal concio: Ma ancor’egli in un subito fu s’ perfettamente risanato, e nel braccio, e nel capo, e nell’occhio, quale se gli era sterminatamente gonfiato, che di tante infermità mortali non gli restò un minimo segno, nemen picciola cicatrice».
Si tratta di un miracolo avvenuto a Giovan Battista Corizzo, a Senise (PZ), il 28 aprile 1675.

«Il sesto d’un Giovanetto di trè anni, il quale precipitando dall’alto al fondo d’una rupe scoscesa con urtar la fronte contro del sasso, cadde in mano della morte, ordinando il Medico alla Madre che il sepelisse pure perché dal vederlo senza polso, senza respiro, e senza movimento alcuno il giudicava asseverantemente privo do vita; Quando in un momento all’Intercessione di S.Andrea risorse il morto fanciullo tutto ridente, e festoso

Quest’ultimo miracolo riguarda un bambino castronovese di tre anni.
Siamo nel 1678, a Castronuovo, nella parte bassa chiamata Manca. Mentre giocava con altri compagni sulla cima di un monte, il piccolo Scipione scivolò, precipitando “per quelle balze fin’al profondo della montagna”. Morì sul colpo e la povera madre, Giulia Giura, dopo aver inutilmente portato il bambino dal medico, che solo poté constatarne il decesso, non rassegnandosi, si recò, col cadaverino tra le braccia, alla chiesa di Santa Maria della Stella e “supplicava quella Madonna miracolosa a risuscitare il figlio: Ma la Vergine” – è Magenis che racconta - “che volle cedere questa gloria al suo dilettissimo, e divotissimo Servo Andrea, si compiacque di non compiacerla”. Disperata, la madre, col figlio morto tra le braccia, accompagnata da altre donne piangenti, s’incamminò verso la chiesa di Castronuovo, per seppellirvi il figlioletto. E qui lasciamo la parola a Magenis:

«Quando inoltratasi nel viaggio giunge ad un a divota Cappella fabbricata in onore del B. Andrea in quelle Case medesime dove Egli nacque. Vi fu allora chi compassionando all’afflitta Madre, la esortò ad entrarvi, ed a supplicar il Santo di far ancor nel suo Figlio questo nuovo miracolo da aggiungersi a tanti altri, che vedevansi espressi nelle Tabelle, e Voti innumerabili appesi attorno alla detta Cappella.

Giulia accettò il consiglio delle donne,

«sicchè entrando nella Chiesetta con gran fede, pose […] il piccolo Cadavero su la Mensa dell’Altare, poi retrocedendo fuori della porta, ivi prostratasi rientrò colla bocca per terra, strascicando la lingua sopra il pavimento di tutta la Cappella sino, dove stava il suo Figlio morto, ma di quando in quando con quella bocca polverosa, e pupille lacrimanti andava replicando: Beato Andrea mio risuscitami questo Figlio, fammi, ti priego, questa grazia. Gran forza della fede! Gran potenza de’ Santi! Quando giunge la supplicante Madre all’Altare, così boccone per terra, nel voler rialzare la testa per guardare il Figlio, vede alzarsi su de suoi piedi risuscitato, e camminando sopra l’Altare prendersi in mano una delle candele accese innanzi l’Immagine del Santo, verso di cui faceva vezzi, e feste tutto giulivo, e ridente, come che il ringraziasse dall’avergli ridonato la vita».

«Quando arriva un Santo” – è sempre Magenis che parla - “a dar la vita a Cadaveri, allora è che appresso del Mondo giunge al sommo della gloria, e de’ pubblici applausi, per essere la risurrezione de’ Morti uno de’ maggiori Miracoli della Divina Onnipotenza»”.


25 maggio 2006