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9
Dalla lettera al Serenissimo Signor Principe Ranuccio Farnese, scritta a Napoli il 1° gennaio 1593.


Chi più ama, più si duole, quando si perde la cosa amata ...

Il fine per il quale fu creato l’uomo, non è stare in questo esilio colle bestie ma per stare sempre nella Celeste Patria e godere il suo Dio, e mentre stiamo in questa valle di lacrime, e di miserie, nessuno deve cercare quiete, riposo, contenti, grandezze, sollazzi, e altre cose, che gli sciocchi del Mondo ricercano; perché in questo esilio non v’è cosa, che veramente bona sia, ma apparente, vana, e falsa, come tutti sperimentiamo, e al fine della nostra misera, e travagliata vita, con nostro cordoglio n’accorgemo, chiaramente conoscendo avere perso il tempo in cercare quelle cose, che non sono di quello valore, che il Demonio ne le faccia parere, e a nostro dispetto bisogna lasciarle, con pericolo di perdere le vere grandezze, per le quali Iddio n’aveva creati; e però gli uomini di Dio illuminati hanno ordinati non solamente i loro pensieri, ma ancora tutte le parole, e operazioni, e fatiche a gloria della sua Divina Maestà, per conseguire quello ultimo fine, per il quale sono stati creati, e quando a quello sono pervenuti, si deve da tutti i loro cari, fare gran fretta, congratulandosi con quelli, ch’à tanta vera gloria sono pervenuti.

Tratta da Lettere scritte dal glorioso S. Andrea Avellino ..., volume II, n. 118, pagg. 126-127 - Napoli, 1732.

01 gennaio 2007

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8
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA ...
Dalla lettera alla Signora Isabella Villana, scritta a Napoli il 26 novembre 1585.


Figliuola mia cara, attendiamo al più che si può a crescere nell’amore d’Iddio, dal quale abbiamo ricevuti infiniti benefici, e aspettiamo l’eterna gloria, se da vero amiamo la sua Divina Maestà, e disprezziamo il Mondo, dal qual’altro non aspettiamo, se non infamia, vergogna, disonore, afflizioni, affanni, e dolori, perché altro non ha, se ben falsamente ne promette onore, gloria, piaceri, solazzi, e altri apparenti beni, quali presto svaniscono, e ne lasciano afflitti, e sconsolati, con disgusto, e amarezza. E questa è la caparra dell’eterne pene, quali s’hanno da sostenere da tutti coloro, ch’al Mondo servono.
.....
Per questo gli eletti d’Iddio conoscendo gl’inganni del Demonio, quali per mezzo delle vanità del Mondo, e de i piaceri della carne, ha tirati molti all’eterna dannazione, con asprezza hanno domata, e castigata la carne, e disprezzate le mondane grandezze, per burlare, e fare crepare per dolore i Demonii.

Tratta da Lettere scritte dal glorioso S. Andrea Avellino ..., volume I, n. 145, pag. 277 - Napoli, 1731.

26 novembre 2006

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7
SANT’ANDREA AVELLINO SCRIVEVA …
Dalla lettera alla Signora Giovanna Castriota, duchessa di Nocera, scritta a Napoli il 20 maggio 1587.


...la tengo sempre nel cuore, e nella memoria, perché l’amo, e il segno dell’amore è sempre ricordarsi della cosa amata.
E per questo il nostro amorevolissimo Iddio, che per nostra quiete, e grandezza desidera essere da noi amato, si lamenta per bocca del Profeta Geremia, che il suo popolo giorni senza numero s’era discordato della sua Divina Maestà. Per lo che dimostrava, che non l’amava, poiché innumerevoli giorni di lui non si ricordava.
Chi dunque ama Iddio, l’hà di continuo nel cuore, ov’è la sede dell’amore, e nella memoria, di continuo ricordandosi di lui, e dei suoi benefici da lui ricevuti ...
.

Tratta da Lettere scritte dal glorioso S. Andrea Avellino ..., volume I, n. 203, pag. 342 - Napoli, 1731.

17 settembre 2006

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6

Dalla lettera alla Signora Crisostoma Carafa, contessa della Torella, scritta a Napoli il 20 settembre 1582.


…Il fine, per il quale Iddio ha istituito il Santo Matrimonio, è generare figliuoli, non per stare sempre in terra, ma per andare a possedere il Regno del Cielo, per il quale l’uomo fu creato. E però quando nascono i figliuoli, non si deve di loro fare altro disegno, se non d’allevarli nel timore, e amore d’Iddio, affinché quando piacerà alla sua Divina Maestà chiamarli da questo esilio, e valle di lagrime, si trovino ben preparati, a potere salire alla Celeste Patria a ricevere l’eterna eredità, quale “ab aeterno” il Celeste Padre aveva loro apparecchiata.


Tratta da Lettere scritte dal glorioso S. Andrea Avellino ..., volume I, n. 97, pag. 212 - Napoli, 1731.

11 settembre 2006

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5

Dalla lettera a don Giovanni Cola, arciprete di Roccanova, scritta a Napoli il 12 dicembre 1567


...Per tanto, figliolo mio caro, umiliamoci sempre, reputandoci vili, ignoranti e da poco, come in verità siamo; non ci gloriamo di alcuna cosa buona che vedessimo in noi, perché non è nostra, ma d’Iddio, e a lui solo, e non a noi, si deve ogni onore e gloria. Né riguardiamo coloro che ci pajono peggiori di noi, perché non sappiamo quel che noi siamo: ma se vogliamo star sempre bassi e umili, riguardiamo tanti gloriosi Santi, per la cui vita vedremo, quanto noi siamo lontani dalla vera vita cristiana. E così avremo più presto motivo di umiliarci, che di gloriarc. Se il piombo o lo stagno avessero pensiero, vedendo il resto della terra più vile d’essi, si insuperbirebbero, ma se poi vedessero l’argento o l’oro, più preziosi di loro, si umilierebbero. Così noi se riguardiamo quelli che ci pajono grandi peccatori, ci sembrerà essere qualche cosa, ma se riguardiamo i veri dotti, i veri savi e i veri buoni, ne reputeremo veramente ignoranti e ribaldi come siamo.

Tratta da Lettere scritte dal glorioso S.Andrea Avellino..., volume I, n. 29, pag. 75 - Napoli, 1731.

28 maggio 2006

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4

Dalla lettera alla contessa Giulia Sanseverino, scritta a Piacenza il 27 agosto 1571


... È solo l’amore di Dio che ci consola sempre, anche nei momenti più difficili e nelle grandi tribolazioni... La croce della tribolazione è la scala per la quale, a poco a poco, noi possiamo raggiungere la Patria celeste... La nostra anima è stata creata per godere sempre ed essere contenta, e poiché ciò non è possibile in questo spietato esilio e valle di lacrime, l’anima è portata a sapere che questo mondo non è la nostra patria. Di conseguenza si è portati a non amare più il mondo, né le sue cose, poiché tutte sono vane, false e transitorie… è impossibile trovare consolazione nelle cose del mondo, poiché Dio non ci ha posto in questo mondo per godere, ma per piangere ed espiare i nostri peccati…quando qualcuno fa molto bene e patisce molti mali è buon segno, in quanto tutti gli affanni e tribolazioni che si patiscono in questa vita sono quasi niente in confronto agli eterni mali che patiscono i dannati. Per questo il Signore fa sostenere grandi affanni a coloro che ha predestinato alla celeste eredità...

Tratta da Lettere scritte dal glorioso S.Andrea Avellino..., volume I, n. 67, pag. 161 - Napoli, 1731.

13 maggio 2006

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3

Dalla lettera alla marchesa Costanza di Casadalberi Padulo, scritta a Napoli il 17 settembre 1595


... per la maggior parte gli uomini ingannati dal proprio senso, dal mondo, e dal demonio giudicano le pompe, le bellezze, le ricchezze, gli spassi, e le grandezze essere da cercarsi: come cose che facessero l’uomo felice (e non conoscono, che a molti sono stata occasione dell’eterna dannazione, e però dal Figliuolo di Dio, e dai suoi seguaci sono state dispeggiate, come cose vili, che impedivano a molti il cammino d’andare al cielo). E per contrario molto di questi sciocchi giudicano le tribolazioni essere cose male, e da fuggirsi.
Ma quando l’uomo illuminato da Dio per mezzo della meditazione e dell’orazione, considera, che il Figliuolo dell’eterno Padre fatto a noi simile in umana forma dispreggiò le cose, che i mondani desiderano, e abbracciò la povertà, le tribolazioni, e l’altre cose che i mondani fuggono e abborriscono: si risolve di seguire il Figliuolo di Dio, e dispreggiare quelle cose, che egli dispreggiò, e abbracciare quelle cose che egli abbracciò per assicurarsi d’entrare nel Regno del Cielo, al quale per le tribolazioni si perviene
.

Tratta da Lettere scritte dal glorioso S.Andrea Avellino ..., volume I, Napoli, 1731.
È la prima delle due lettere aggiunte subito dopo la prefazione.

30 aprile 2006

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2

Dalla lettera a Don Francesco Caracciolo Duca d’Aerola, scritta a Napoli il 14 novembre 1604

Cessa di essere buono chi non si impegna ad essere migliore.

Tratto da Lettere scritte dal glorioso S.Andrea Avellino..., volume II, n. 500, pag. 533.

26 aprile 2006

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1

Dalla lettera a Francesco Fasano, C.R., scritta a Napoli il 20 gennaio 1589

Quando havrete qualche tribolatione, e vi paresse, che venisse da ingiusta causa, abbracciatela con patientia, e volentiermente, come vero messaggiere del Signor, che viene ad habitare all’anima vostra.

Tratto da Lettere scritte dal glorioso S.Andrea Avellino …, volume I, n. 301, pag. 457 - Napoli, 1731.

22 aprile 2006
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