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Opere edite
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                               Il tomo IV delle Opere Varie
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
2 -  LE OPERE

A - Opere edite

 

1617 - Duodecim documenta ad vitam spiritualem formandam. (Pla­centiae 1617).

La prima notizia dell'edizione di quest'opuscolo la traviamo presso SILOS, III, 527, il quale aggiunge: «Haec Placentiae edita in lucem fuere Christi anno 1617 a Iosepho Benzoino, Praeposito Ecclesiae Sancti Alexandri, qui nonnulla e sua penu addidit, ut sorori, cui eo nuncupavit morem gereret». È la prima edi­zione, in italiano[33], dell'operetta: Avvertimenti necessarij; per quelle persone, che desiderano conformarsi alla vita di Christo, e fare profitto nella vita spirituale, che poi fu pubblicata di nuovo nel 1734 fra le Opere, IV, 314-321, e che, dopo la dedica alle Religiose della Sapienza di Napoli, ha questo sattotitolo concor­dante con l’indicazione del Silos: Avvertimenti divisi in 12 regole per fare profitto nella vita spirituale (Opere, IV, 315).

 

 

1646 - Soliloquia divini amoris, et Expositio in psalmum XXXXV. Beati Andreae Avellini Clerici Regularis. Ex italico in latinum trans­lata a Jacobo Dentice C.R. Neapoli, apud Honuphrium Savium, 1646. [12] + 175 + [15] pp., tav. (ritr.), 13,5x8 cm.

È da notare che i Soliloquia non sono un'opera dell'Avellino, ma un florile­gio tratto da diversi suoi scritti, come espressamente dice il P. Dentice nella pre­fazione, Lectori benevolo: «Excerpsi igitur succisivis horis ex pluribus volumi­nibus, quae Beatus iIle scripsit calamo nunquam errante, neque ad senectam ipsam vacillante, pleraque apuscula, eaque in unam collegi farraginem, et ex ipsis aliqua varijs adnotationibus ut potui confirmavi, animo potius ut in me imprimerentur boni mores, quam ut ea committerem typis imprimenda. Quae cum vidissent aliqui, consilijs adiunxerunt calcaria adhortationum quo saltem aliquod ipsorum evulgarem …».

I soliloqui sono 21: 17 tratti dalle opere dell'Avellino (p. 1-100) e 4 (posti dopo l'esposizione del salmo 45) presi da altri autori (p. 149-175).

La Expositio in Psalmum 45 (p. 101-147) corrisponde sostanzialmente al testo italiano pubblicato nel 1733 fra le Opere, II, 267-277, ma il Dentice lasciò senza pubblicare la dedica, la prefazione e la conclusione, come abbiamo consta­tato dal confronto che abbiamo fatto.

Una copia è conservata nella B. Vat., Barb. U.VII.90. Cfr. SILOS, III, 526; VEZZOSI, I, 301.

 

 

1670 - Trattato della speranza, e del timore, utilissimo a' pusillanimi, confortandoli a lasciare .il peccato, e ad abbracciare la peniten­za. Opera del b. Andrea Avellino ... In Napoli, nella stampa di Girolamo Fasulo, 1670, in 4°, 271 pp.

Due copie di questa edizione si trovano nella B.N.N.: XLVI.7.24 e XLV. 2.27.

I Bollandisti (Act. Sanct., Nov. IV, cit., 611, nota 5) ne videro un'altra copia nella Bibl. Nazionale di Roma, chiusa al pubblico mentre scriviamo queste note.

 

 

1670 - Un'altra edizione del Trattato della speranza e del timore (Na­poli, G. A. Tarina, 1670).

Di questa edizione abbiamo trovato un'indicazione soltanto in G. DE LUCA, art. S. André Avellin, in «Dictionnaire de Spiritualité», I, 553.

 

 

1674 - La terza edizione del Trattato della speranza e del timore. In Napoli, per Castaldo, 1674. [18] + 362 + [6] pp. 17x11 cm.

Questa edizione fu preparata dal P. Leonardo Duardo, C.R., perchè quella del 1670 era piena di errori, come dice egli stesso nella lettera al P. D. Carlo Pignatelli, Preposito Generale dei Teatini, e che si pubblica all'inizio dell'opera. Ma purtroppo il P. Duardo non diede alle stampe il testo completo del trattato, di modo che in questa edizione, il Trattato della speranza ha soltanto 12 capitoli, mentre ne conta 20 negli autografi e nell'edizione del 1734 (Opere V, 163-193), e del Trattato del timore solo pubblicò 67 capitoli dei 91 che si trovano sia negli originali che nella medesima edizione del 1734 (Opere V, 194-332). Una copia si ha nella B. Vat., Barb. U.XV.86.

 

 

1733-34 - Opere varie, composte dal glorioso S. Andrea Avellino Chie­rico Regolare, divise in cinque tomi, e date alla luce da’ Padri Chierici Regolari di S.Paolo Maggiore di Napoli. In Napoli, nella stamperia di Novello de Bonis, 1733-34, in 4°.

Questa edizione, come quella delle Lettere del nostro Santo, è dovuta al P. Giuseppe Brembati, Preposito Generale dei Teatini dal 1731 al 1734. Anche la presente edizione delle Opere fu dedicata al teatino Card. Francesco Pignatelli, decano del Sacro Collegio ed arcivescovo di Napoli.

Non c'è dubbio che anche questa edizione è autentica, quantunque non possa ritenersi come critica. Tuttavia gli editori si sono fatto il dovere di avvertire nella prefazione al divoto lettore che «senza correzione alcuna quali il Santo le ha scritte, tali date si sono alle stampe le sue Opere: tanto più che così non mai potrà cader dubbio, che sieno Opere di Sant'Andrea, giacché tutte confrontar si potranno cogli originali, che scritti di proprio pugno dal Santo medesimo si conservano nell'Archivio della Casa di San Paolo Maggiore di Napoli, e autenticamente riconosciuti qual veri di lui scritti s'espongono anco alla pubblica vene­razione de' fedeli»[34].

 Alquanto diffidente riguardo a quest'asserzione della per­fetta corrispondenza con gli originali si mostra G. De Luca quando scrive: «Ce­pendant, une comparaison. attentive pourrait aboutir à quelques surprises, au moins pour certains textes»[35].

Le opere non sono disposte per ordine cronologico, poichè l'autore, solo po­che volte, lasciò indicato l’anno in cui le scrisse. Molti degli originali autografi dell'Avellino si conservano ancor oggi presso i Teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli, come indicheremo in seguito.

 

 

TOMO I.

(Napoli, 1733; [16] + 344 + [4] pp).

Gli editori vollero premettere alle opere del Santo la prima biografia scritta da un testimonio oculare degli ultimi anni della sua vita: Della vita di S. Andrea Avellino, Chierico Regolare, breve relatione, del P. D. Gio. Battista Castaldo della stessa Religione, stampata in Napoli nell'anno 1613 [l-63].

 

1 -  Espositione del Patèr noster. [64-168].

Dopo il proemio [64-65] segue un breve trattato dell'orazione diviso in 12 capitoli [65-86]. Nell'esposizione della preghiera domenicale il Santo prende l'oc­casione delle diverse parole che la compongono per trattare vari argomenti della vita spirituale [86-168],

In S. Paolo Maggiore di Napoli si conservano due copie originali. Dalla prima, che sembra essere la minuta o prima redazione, apprendiamo che il Santo scrisse questa esposizione nel 1567, mentre era Maestro dei novizi. Prima del titolo c'è l’invocazione: Adsis principijs virgo Maria meis. ]esus: Maria, con la quale egli inizia anche altri suoi trattati. Poi segue il titolo: Espositione sopra l'oratione domenicale fatta per il R.do P. D. Andrea de i chierici regulari in Napoli del anno del S.re 1567. È un fascicolo di 118 fol.; le ultime quattro pagine conten­gono appunti e note in latino.

Gli editori pubblicarono la seconda copia. Un volumetto di 188 fol., 14x10,5 cm. Nell'edizione solo si tralasciò il saluto e l'invocazione finale: Valete omnes, et orate pro me. Laus, honor, et gloria sit Dea et virgini Matri et omnibus sanctis (fol. 188v). Chiude l'originale l'approvazione del P. Raffaele Rastelli, C.R., poi vescovo di Capri, censore dell'Ordine e dell' Arcivescovado di Napoli.

 

2 - Espositione sopra le prime due parole della Salutazione Angelica. [169-184] .

È la prima delle operette di carattere mariano che troviamo fra gli scritti dell'Avellino. Nel commentare le due parole Ave e Maria segue le interpretazioni tradizionali.

L'originale si trova in S. Paolo Maggiore di Napoli: un fascicolo di 18 fol., 21,5x14 cm., rilegato insieme ad altri scritti del Santo.

 

3 - Espositione della Salve Regina. [185-190].

Dopo ogni parola dell'invocazione mariana segue una parafrasi devota in forma di preghiera. Non sappiamo dove si conservi l'originale.

 

4 - Espositione dell’Epistola Canonica di S. Giacomo. [191-344].

 


È un commentario dell' epistola canonica di S. Giacomo presentato in forma esegetica, ma il contenuto è di carattere piuttosto ascetico, basato sempre sulla citazione di molti testi della Sacra Scrittura.

Nell'A.G.T. si conserva l'originale autografo della prefazione e del l0 capitolo (Opere I, 191-257). È un fascicolo di 63 fol., 21,5x15 cm., che sulla custodia di carta ha indicata la provenienza del manoscritto: «Dalla S.ra Barbara Clara, Damicella un tempo della Ecc.ma Sig.ra Principessa di Stigliano, quale ella hebbe nella Casa dell'istessa S.ra Principessa. Et hora dato dal P. D. Geronimo) de Verità C.R. al Molto R.do P. D. Gregorio Carafa Prep.to Gen.le della Reli­gione de' Chierici Regolari. Hoggi 21 di Marzo 1645». Ignoriamo dove si trovi il resto del manoscritto originale.

 

 

TOMO II.

(Napoli, 1733; [4]  + 378 + [4] pp.).

 

5 - Trattato utilissimo sopra le parole dell’Apostolo nel III Capo a i  Colossensi: Nel quale s'insegna che deve fare colui che desidera essere morto al Mondo, e vivere con Christo in Dio, con alcune altre dichiarationi, per le quali si conoscono i veri morti al Mondo. E quanta felicità sia morire al Mondo e vivere con Christo in Dio. Incominciato da una santa e devota Anima, e poi finito dal Signore, per me Don Andrea Avellino Chierico Regolare di S. Paolo. [1-48].

L'Avellino chiama quest'opera Trattato di conoscere i veri morti al mondo (Opere II, 48). L'origine di queste pagine è dichiarato dal Santo nella prefazione: i primi 12 capitoli sono gli appunti che egli prese dagli scritti «ispirati da Dio ad una santa anima», e che poi egli stesso completò portando l'opera a 28 capitoli. E' uno dei trattati più belli del nostro Santo ed interessa per la solida dottrina spirituale che vi espone.

L'originale si conserva in S. Paolo Maggiore di Napoli: fasc. di 42 fol., 21,5x15,5 cm., che in fine ha il «nulla osta» del P. Antonio Caracciolo. revi­sore dell'Ordine: Nihil continet quod fìdei catholicae adversetur. D. Ant.s C. R. Un'altra copia manoscritta dal Santo (29 fol., 22x14 cm.) si trova anche presso i Teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli. È una redazione anteriore a quella pubblicata; manca il proemio, ma il testo dal 1° capitolo fino all'explicit coincide con la redazione definitiva.

 

6 - Breve compendio della materia dell'Epistola di S. Paolo alli Ro­mani. [49-50].

Sono due pagine di sintesi e di volgarizzazione, il cui originale non abbia­mo potuto rintracciare.

 

7 - Espositione del libro secondo del Maestro delle Sentenze. [51-118].

Queste pagine sembrano scritte per una scuola di teologia o per istruzione religiosa superiore.

Il manoscritto originale si trova nell'A.G.T.: due fascicoli (32 fol. il l° e 24 il 2°, 21,5x14,5 cm.) legati insieme dal Santo stesso e foderati con alcune let­tere a lui indirizzate; una scritta dal di lui fratello Nicola Antonio, da Castro­nuovo il 4 marzo 1557, e un'altra da un tal Sestilio de' Rogeri, da Roccanova il 14 giugno 1557, il quale, come risulta dalla lettera, era un discepolo dell' Avellino. Questi dati ci fanno credere che la composizione di questo scritto sia po­steriore al 1557.

 

8 - Espositione sopra il salmo 118: Beati immaculati in via. [119­-266].

È il commentario esegetico del salmo 118, che al tempo dell'Avellino si recitava quotidianamente nell'Ufficio Divino; egli scrisse questa esposizione «ac­ciò tanti poveri et idioti preti, e semplici donne» potessero capire i tesori spi­rituali che in esso si contengono.

Il volume autografo è conservato in S. Paolo Maggiore di Napoli; 120 fol., 22,5xI4,5 cm. In fine al fol. 120v c'è l'attestato di revjsione del P. Antonio Ca­racciolo: Hae piae expositiones in psal. ll8 nihil continent quod catholicum lectorem remorentur. Quod attestor. D. Ant. Caracc. cl. reg.

 

9 - Espositione sopra il salmo 45: Deus noster refugium et virtus. [267-277] .

Questa esposizione esegetica fu pubblicata, non integralmente, per la prima volta, come abbiamo detto, nel 1646, in Napoli, nella versione latina fatta dal P. Giacomo Dentice, C.R.

L'originale è custodito nell'A.G.T.; un fasc. di 10 fol., 21,5x14,5 cm. L'opu­scolo fu dedicato dal Santo ad una religiosa che, come appare dalla prefazione, era badessa di un monastero che si trovava in via di coraggiosa riforma. Proba­bilmente si trattava di quello di S. Arcangelo di Baiano, in Napoli, poichè l'A­vellino scrisse questa esposizione prima del 1557, cioè prima di entrare nell'Or­dine teatino, quando ancora aveva l'incarico di detto monastero. Ciò lo deduciamo dal fatto che in fine al manoscritto originale c'è la firma autografa: Don Lan­ci/otto, nome che più tardi fu annullato con due tratti di penna e sostituito con quello di Andrea, nome di religione.

 

10 - Espositione del discorso del Signore sul monte: Videns autem Jesus turbas, ascendit in montem etc. Matth. 5. Sopra le otto Beatitu­dini. [278-378].

È una serie di conferenze spirituali che il nostro Santo tenne ai suoi con­fratelli di S. Paolo di Napoli, per ordine del suo Superiore, quando egli non desiderava più fare delle lezioni esegetiche sulla S. Scrittura: «Posciachè non m'è stato mai imposto dalla santa ubedienza, ch'io m'essercitassi publicamente in ragionare delle divine scritture, havea deliberato, nè in pubblico, nè in privato volere mai più leggere, nè ragionare della scrittura, ma solamente attendere al Choro, alle Confessioni, et a gli altri essercitii che dalla santa ubbedienza m'erano imposti, e poi spesso considerare i miei difetti, meditando, et orando, come il Signore mi spirava: Ma poichè dal nostro Reverendo Padre Preposito più e più volte m'è stato imposto. et in virtute sanctae obedientiae commandato che un'altra volta voglia ripigliare l’officio d'interpretare alcun testo della Sacra Scrittura alle carità vostre, per non mancare del debito della santa ubedienza, e per beneficio dell'anima mia, e dei miei fratelli, voglio un'altra volta incominciare a leggere alcuna cosa della Scrittura, onde altre volte hò sentito gran conforto e riscalda­mento al cuore mio» (Opere Il, 278).

L'originale è presso i Teatini di S. Paolo Maggiore, in Napoli; un fasc. di 102 fol., 23x16 cm.; alla fine del manoscritto si trovano alcune poche pagine di appunti e schemi dello stesso trattato.

 

 

TOMO III.

(Napoli, 1733; [8] + 693 + [7] pp.).

 

11 - Sermoni quaresimali. [1-378].

Sono 45 omelie sopra i vangeli di tutti i giorni della Quaresima che l'Avel­lino preparò fin dal 1550 e che poi predicò nel monastero delle benedettine di S. Arcangelo di Baiano, in Napoli, nel 1553, cioè due anni dopo che quel mo­nastero gli venne affidato da Scipione Rebiba, Vicario generale dell'Arcivescovado di Napoli.

L'autografo è conservato in S. Paolo Maggiore di Napoli; volume di carte non numerate, 20,5x13,5 cm. Al principio vi sono 5 pagine di appunti in latino, e a pag. 6 n.n. ci sono poche righe in italiano col titolo: Il modo d'arricchire appresso d'Iddio ... , ed in fine, alla stessa pagina, si trova questa umile avvertenza scritta di mano dello stesso autore:

Li seguenti sermoni .çontengono solamente le più notabili espositioni sopra gli Evangeli di tutta la quaresima, ma non sono ben'ordinati; ciascuno potrà pi­gliare quelle espositioni che gli piaceno, e formare i sermoni à suo modo; sono anco scritti senza politezza, ciascuno potrà scriverli con più leggiadria. 1550[36]Sono male scritti con poca limatura d'ortografia per la poca esperienza[37]..

 

Il santo predicatore non voleva essere legato ai suoi appunti, perciò nel corso del manoscritto si trovano di tanto in tanto queste postille: hic addas, o pure: hic multa dicas, et addas. L'originale termina con la seguente nota:

Finiscono i sermoni quaresimali fatti nell'anno 1553; nel monastero di S.to Arcangelo di Napoli da me D. Lancilotto Avellino di Castronovo: quali sermoni contengono molte cose notabili: ma non sono politi, e ben'ordinati, per che sola­mente contengono le materie, donde· si ponna ordinare i sermoni.

La prima stesura del primo sermone di Quaresima è redatta in 5 pagine che sono rilegate insieme al Commentario al capo ai Colossensi, presso i Teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli.

 

12 - Sermoni annuali sopra l'Evangeli delle Domeniche di tutto l’anno. [379-693] .

Sono 52 omelie domenicali e festive tenute dal Santo nel 1554 nel monastero di S. Arcangelo di Napoli.

L'originale si conserva in S. Paolo Maggiore di Napoli; un volume di carte non numerate, 21x14,5 cm. In fine al volume l'autore scrisse questa postilla: «Finis evangeliorum dominicalium totius anni, a me D. Andrea expositorum [anno] 1554, qui post annos tres Clericorum Regularium religionem ingressus sum ». Le ultime parole, che seguono la data, sono di mano malferma, indice della ormai decrepita età dell'Avellino.

 

 

TOMO IV.

(Napoli, 1734; [4]  + 366+ [6] pp.).

 

13 - Essercitio spirituale utile per conoscere il peccato, con alcuni op­portuni rimedii per purgar l’anima da vitii, e per acquistare alcuna cognitione d’lddio, et eccitar l'anima al divin'amore et ad imitar Giesù Christo in alcunevirtù più necessarie. [1-270].

Questo è certamente il trattato ascetico più importante che ha composto il nostro Santo. Lo scrisse durante i cinque primi anni del suo ufficio di Maestro dei novizi, in modo che nel 1565 esso era completo come l'abbiamo nell'edizione. I destinatari immediati sono i novizi teatini dell'Avellino, quantunque egli avesse in vista un più vasto cerchio di lettori, come ci risulta da una copia autografa che lasciò incompleta, come diremo appresso.

In S. Paolo Maggiore di Napoli sono conservate due copie complete mano­scritte dal Santo stesso, e poi una redazione più breve, che forse è la prima stesura dello stesso trattato. Gli editori hanno riprodotto la copia originale che nel dorso porta il n. XI (369 fol., 18x12 cm}. Essi tuttavia non ci hanno dato questo trattato con l'aggiunta di alcuni altri «essercizi», che l'autore desiderava fossero inseriti nell' edizione di quest'opera ascetica, come rileviamo dalla seguente nota che egli stesso lasciò scritta subito dopo il proemio della medesima copia originale (foI. 4r):

In un'altro essercitio, quale soglio prestare ad altri, v'è un altro Proemio, con alcuni avvertimenti necessarii per poter meglio meditare, e conoscere il profitto che si fà. Vi sono anco l’essercitio del peccato in commune, e l'essercitio della virtù in commune, quali si potranno ponere appresso questo proemio, e poi se­quite gli altri essercitii de i vitii, e virtù in particolare, et al fine di tutti gli altri essercitii si pongo 1'essercitio del giudicio temerario, molto necessario; quali sono scritti in questi quatro fogli sciolti, copiati d'altra manò, e posti qui dentro.

L'omissione di questa nota probabilmente va attribuita al fatto che gli edi­tori non erano più in possesso di quanto viene in essa indicato e che poi non è stato mai pubblicato.

Noi abbiamo potuto rintracciare l'altro essercitio spirituale, che il Santo soleva prestare ad altri, cioè, non ai suoi novizi nè ai suoi religiosi, in un volume auto­grafo (228 fol., dei quali soltanto 161 sono scritti, 22,5x16,5 cm.) conservato nel Seminario Teatino di San Espanyolet in Palma di Maiorca. Non si può ritenere come un trattato diverso da quello pubblicato in questa edizione, ma è un'altra copia incompleta fatta dall'Avellino, i cui destinatari non sono i suoi novizi, ma tutti i suoi «dolcissimi figliuoli e figliuole», ai quali, «non potendo per le molte occupationi insegnarli bene la via' del cielo colla viva voce, non potendo esser loro presente», vuole aiutarli con questo trattato. Essendo dunque altri i destinatari, il Santo scrisse anche un altro proemio (2 pag.) e volle premettere: a) alcuni avvertimenti necessari per poter meglio meditare (4 pag.); b) 1'esercizio contro il peccato in comune (6 pag.); c) l’essercizio della virtù in commune (7 pag.), che ancora oggi sono inediti. L'essercizio del giudizio temerario, al quale accenna il Santo nella nota citata, non si trova nel codice del Seminario Teatino di Palma di Maiorca, lasciato assai incompleto dall'autore, probabilmente contro suo volere e per ragioni a noi ignote, ma forse per le molte occupazioni o per la fretta nel prestare ad altre persone il suo manoscritto. Infatti nel volume autografo sono rimaste 134 pagine in bianco e la materia dell' essercizio spirituale giunse solo fino all'essercizio della carità, il quale «ex abrupto» rimane interrotto.

La seconda copia di questo trattato, conservato in S. Paolo Maggiore di Napoli, è completa (ha nel dorso il n. XXI, 20x14 cm.), ma meno nitida di quella sopracitata e non ha la nota che abbiamo riprodotta. Probabilmente è una copia anteriore a quella usata dagli editori; è scritta «currente calamo» e sopra il titolo appare la pia invocazione: Adsis principijs virgo Maria meis. Jesus: Maria; e lo stesso titolo è completato con questa indicazione: fatto per il R.do P. D. Andrea de i cherici regolari del 1565.

Il primo abbozzo del trattato si trova in due fascicoli disuguali rilegati in­sieme, comprendenti la prima e la seconda parte, e che si conservano anche presso i Teatini di S. Paolo Maggiore di Napoli. La prima parte è contenuta in un fascicolo di 26 foI. (14,5xll cm.). L'incipit dice: «Adsit nobis Spiritus sancti gratia / Nova exercitio spirituale per purgare l'anima da peccati, et acquistare la divina gratia. / Con cio sia che l'odio e l'amore propriamente procede ... ». L'explicit dice: « ••• bastevole ad eccitarlo dal sonno dell'accidia. / Finisce la prima parte dell'essercitio». Poi segue questa nota firmata da «D. Julio Au­sanij» (?): «Scritti del R.do D. Andrea di Clericj Regularj, scritto [in] S. Paulo di Nap. 1564 die p°. 9bre».

La seconda parte si trova nell'altro fascicolo (fol. non n., 2lx14 cm.). Incipit: «Seconda parte dell'essercitio spirituale. / Havendo colla divina gratia insin a qui con quella brevità che s'è possuto ... ». Explicit: «Finisce l'essercitio spirituale composto per il R.do Padre Don Andrea de clerici regolari maestro de' Novitij, utile per purgar l'anima da vitij et ornarla di virtù».

 

14 - Meditationi sopra la vita di Christo e della sua gloriosa Madre: incominciando dall'Incarnatione insin'al tempo ch'esso Signore andò a ricevere il battesimo da Gio. Battista. Quali Meditationi sono divi­se per tutta la Settimana, tre punti per ciascun dì, salvo la Domenica, che n'hà quattro. [271-296].

Queste meditazioni intorno all'infanzia del Salvatore furono scritte dall'Avel­lino «essendo stato pregato da una persona religiosa» (p. 271). L'originale è irreperibile[38].


 

 

15 - Discorsi utilissimi per eccitare le persone spirituali e quelle, che desiderano stare consolate nella Religione, et ad acquistare e gustare qualche dolce e suave consolatione dello spirito. [297-305].

In questo breve trattato sulla consolazione spirituale troviamo forse le più belle pagine che il nostro Santo abbia scritto intorno alla vita soprannaturale.

L'originale si conserva nell' A.G.T.: un piccolo fascicolo di 20 fol. (10,8x8 cm.) senza alcuna indicazione circa la data di composizione.

 

16 - Breve essercitio per tutta la settimana da farsi da tutte quelle per­sone, che desiderano vivere in gratia d’Iddio, e guardarsi da i pec­cati mortali. [306-313].

Sono diversi punti di meditazione disposti per ogni giorno della settimana. Gli editori pubblicarono una redazione che non era la definitiva scritta dal nostro Santo. Infatti nell'A.G.T. è custodita una copia manoscritta dallo stesso Avellino (14 fol., 14xl0,5 cm.) che differisce dall'edizione sia nel titolo sia in diverse espressioni nel corso del dettato. Inoltre ci risulta che l'autore intendeva che fosse pubblicato il testo della copia dell' A.G.T., poichè lo fece esaminare dal censore dell'Ordine, P. Antonio Caracciolo, il quale in fine scrisse: Hae meditationes piae sunt et utiles. D. Ant. c. r. Il titolo completo dell'autografo dice: Breve essercitio per tutta la settimana da farsi da tutte quelle persone che desiderano vivere in gratia d'Iddio, guardarsi da i peccati, e fare profitto nella vita spiri­tuale: per venire alla cognitione et amore d'Iddio, all'odio del peccato, et al di­spreggio delle vanità del mondo, che son'occasione della ruina dell’anime nostre.

 

17 - Avvertimenti necessari per quelle persone, che desiderano con­formarsi alla vita di Christo, e fare profitto nella Via Spirituale. [314-321].

Questo opuscolo fu dedicato dall'Avellino «Alle Religiose dell'insigne Mo­nasterio di Santa Maria della Sapienza di Napoli». Il Santo riassume i suoi prin­cipali pensieri ascetici in «12 regole per fare profitto nella vita spirituale», che sono una chiara sintesi dei tradizionali principi della perfezione cristiana.

Questa operetta fu pubblicata per la prima volta, come abbiamo detto, nel 1617 in Piacenza. Non sappiamo dove si conservi l'originale.

 

18 - Spiegazione sopra i sette doni dello Spirito Santo. [322-342].

Il trattato è scritto in forma di lettera indirizzata «Alla Rev.ma Suor Ca­therina Gambacorta, Abbadessa dignissima del Venerabile Monasterio di Santo Arcangelo di Napoli. .. ».

L'edizione riproduce il testo originale manoscritto che si trova presso i Tea­tini di S. Paolo Maggiore in Napoli (volume di fol. non n., 25,5xI4,5 cm.), dal quale possiamo dedurre che la redazione definitiva è anteriore al 1557, cioè pri­ma che l'autore entrasse nell'Ordine Teatino. Infatti alla fine del manoscritto, dove si ha la firma autografa D. Andrea Avellino chierico regolare, si nota che sotto il nome di Andrea c'è la cancellatura (fatta dallo stesso Santo) di Lancilotto, di modo che la firma originale primitiva era D. Lancilotto Avellino, suo nome nel secolo. Gli editori hanno omesso una espressione, forse perchè ritenuta «piarum aurium offensiva», che si trova nell'incipit, e che suona così: «Dubito, madre in Christo dilectissima, non haver fatto fronte di meretrice: non sapendo denegar cosa alcuna da voi, nelle cose dello spirito, à me richiesta ... ». Nell'edizione invece leggiamo: «Madre in Christo dilettissima, non sapendo denegar cosa al­cuna da voi, nelle cose dello spirito, à me richiesta ... ».

 

19 - Spiegazione sopra il peccato originale, veniale e mortale. [342-365] .

Sono una serie d'istruzioni dottrinali e pratiche. Non sappiamo dove si trovi 1'originale.

 

20 - Oratione da farsi ogni giorno da ciascun christiano. [366].

È una devota preghiera composta dal nostro Santo. L'originale risulta perduto.

 
 
TOMO V.

(Napoli, 1734; [4] + 332 + [10] pp.).

 

21 - Trattato utilissimo per conoscere, et acquistare l’umiltà. [1-40].

Il SILOS (III, 526) dice che questo trattato fu dedicato dall'autore al Prin­cipe Ranuccio Farnese. Non sappiamo sopra quale base poggi l'affermazione del nostro storico, poichè ciò non ci risulta nè dai primi cataloghi degli scritti dell'Avellino, già citati, nè dall'edizione dello stesso trattato, nè da una copia ori­ginale manoscritta (32 fol., 22x14 cm.) conservata in S. Paolo Maggiore di Napoli.

Andrea Avellino scrisse quest'opera nel 1587, come è notato nell'incipit del testè citato manoscritto di Napoli: Proemio del trattato dell'umiltà fatto dal R.do P. D. Andrea de' chierici regolari dell'anno del Signor 1587, il giorno di S. Benedetto.

 

22 - Discorsi utilissimi sopra le parole del Signore: «Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo, etc. Et proximum tuum sicut te ipsum ». [41-67].

Ignoriamo la data di composizione di questo trattato dell'amare di Dio e del prossimo. Il manoscritto originale, autenticato dal P. Francesco M. Banditi, Preposito Generale dei Teatini dal 1768 al 1771 e poi Cardinale e Arcivescavo di Benevento, si conserva nell' A.G.T. (voI. di 44 foI., 14,5xl0,5 cm.), ed in fine ha il «nulla osta» per la stampa dato dal P. Antonio Caracciolo: Hi tractatus pij sunt et digni qui evulgentur. D. Ant. cl. reg.

 

23 - Trattato utilissimo del Sacramento dell’altare, composto per ammaestramento e consolatione di quelle divote persone, che fre­quentano questo SS. Sacramento. [68-105].

In questo trattato il nostro Santo si dimostra un fervente apostolo della co­munione frequente. Abbiamo consultato tre copie manoscritte, due in S. Paalo Maggiore di Napoli ed una nell'A.G.T.; tutte e tre concordano con l'edizione. Le due di Napoli sono autografe dell'Avellino, mentre quella dell'A.G.T. è fatta da altra mano a noi ignota. L'intenzione dell'autore di pubblicare questo trattato, come altri suoi scritti, si rileva ancora una volta negli autografi napoletani; mentre in uno leggiamo il «nulla osta» del revisore dell'Ordine, P. Antonio Caracciolo: Tractatus iste pius est et dignus qui ad multorum utilitatem evulgetur. D. Ant.s C. R., nell'altro leggiamo quella del censore della curia arcivescovile di Napoli: Imprimi potest. M. Cherubinus Sersalis (?) Augustinianus, theologus Archiep. Neap. vidit. Neap. die 23 Junii 1593. La sua camposizione va dunque posta poco prima di questa data.

 

24 - Essercitii spirituali da farsi avanti e dopo la Santissima Commu­nione. [106-110].

Sono alcuni suggerimenti di pie pratiche per ricevere con molto frutto spi­rituale la comunione eucaristica. Non sappiamo dove si trovi l'originale.

 

25 - Breve trattato nel quale si raggiona della Divina Clemenza e per quante vie Iddio chiama l'huomo à se; e della fruttuosa penitentia. [111-162] .

Sono una serie di esortazioni spirituali, nelle quali si espone lo spirito e la pratica della penitenza come un principio di forza e una fonte di consolazione e di fervore spirituale, mediante la quale si cammina gradatamente verso Dio fino alla contemplazione.

Dalla prefazione si può dedurre che questa sia uno degli ultimi trattati scritti dall'Avellino, poichè egli dice di aver già scritto molti e diversi trattati e discorsi. Ci mancano notizie circa l'originale manoscritto.

 

26 - Trattato utilissimo della speranza, e del timore, quale molto gio­verà à confortare i pusillanimi al profitto spirituale, et ad eccitare i negligenti à lasciare il peccato, et al ben operare: temendo le cose da temersi. [163-332].


Quest'opera fu scritta dal nostro Santo quattro anni prima della sua morte[39].  Le parole che si leggono all'inizio della prefazione rivelano la sua tarda età: «Pensava hormai poner fine al mio scrivere, havendo già scritti molti discorsi et trattati sopra diverse materie, essendo anco, da tanti dotti e divoti huomini, scritti molti e bellissimi libri di spirito e di dottrina pieni» (Opere V, 163).

L'originale manoscritto dell'Avellino (vol. di foI. non n., 15,5x11,5 cm) autenticato dal P. Giacomo Dentice C.R., è conservato presso i Teatini di S. Paolo Maggiore, in Napoli. 

 

 

1831 - Novena di Maria SS. Immacolata composta dal glorioso S.Andrea Avellino. Foggia, P. Russo, 1831, in 24°, 24 pp.

Siamo alquanto diffidenti circa l'autenticità di questo opuscolo, che non è stato mai menzionato dagli scrittori teatini. Ne abbiamo visto una copia nella B.N.N. (Palat. LIX. 96).

 

1851 - Trattato della speranza e del timore. Napoli, P. Tizzano, 1851, [8]  + 278 pp.; 18 cm.

Il testo dell'edizione è completo, ma, arbitrariamente, il trattato del timore è stato diviso in 83 capitoli, quando il testo autentico è diviso in 91.

 

1901 - Coroncina in onore dei dodici privilegi della beatissima Ver­gine Maria. Roma, 1901; 14 pp., 18 cm.

Circa l'attribuzione di questa «coroncina» a S. Andrea Avellino si veda G. KAMINSKI, Coroncina dei dodici privilegi di Maria in «Regnum Dei», l (1945) 107-109. La stessa «coroncina» ha avuto molte edizioni, in varie lingue, stam­pata anche su fogli sciolti per comodità dei fedeli. Altre volte è stata pubblicata insieme agli Statuti e documenti relativi alla Arciconfratemita della Beatissima Vergine Immacolata (Roma, 1926, 1938).

 

1924 - La predica del 2° Sabato di Quaresima fu pubblicata nella ver­sione francese in Collection: Préchons l’Evangile, Deuxième Sèrie: Des Cendres a la Passion: IX. L'Enfant Prodigue (Sa­medi de la seconde semaine du Carême), (Lurais - Arras, 1924) p. 284-305.

 

 

08 luglio 2007



[33] Cfr. VEZZOSI, I, 86, che nel menzionarla non fa supporre che si tratti di una versione latina.

[34] Opere I, «Al divoto lettore».

[35] G. DE LUCA, art. André Avellin (saint), in «Dictionnaire de Spiritua­lité », I, 552.

[36] Nell'edizione, nell'avvertimento al lettore, questa data è stata trascritta per la parola esso, che qui non ha alcun senso; nell'originale dopo leggiadria c'è un punto ben distinto che la separa dalla data, la quale non è dubbia.

[37] Queste parole che seguono la data 1550 sono vergate con mano malfenna, il che ci fa vedere che si tratta di una postilla scritta dal Santo negli ultimi anni di sua vita.

[38] Il P. Germano Cesarano, nella sua deposizione del 17 aprile 1614, in Neapolitana seu Romana Canonizat. ven. s. Dei Andreae Avellini... Anno 1614, ms. A.G.T., cit., fol. 29r, parlando della devozione del nostro Santo verso la Natività di Cristo e verso la Santissima Vergine e riferendosi a questa operetta, dice: « … et questo lo so ex eius voce, et quodam libello de talibus meditationibus scriptis, ab ipso edito (sic), et mihi ab eodem P. D. Andrea Avellino tradito et per multos annos illum habui in mea cellula, et post eius mortem dedi iIlum meo superiori dicti Monasterii S.ti Pauli, qui fuit D. Andreas Castaldus». Le parole ah ipso edito crediamo che non si possano interpretare nel senso di una vera e propria edizione fatta dallo stesso Avellino, poichè non ci consta di alcuna edi­zione fuori di quella citata dalle Opere IV, 271-296, ma piuttosto si deve inten­dere che l'opuscolo fu ah ipso edito nel senso di ab ipso scripto.

[39] G. DE LUCA, art. André Avellin (saint), in «Dictionnaire de Spiritualité»., I, cit., 553.
 
 
 
 


 
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