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Sant'Andrea Avellino alla processione delle statue di Napoli
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Il cardinale Crescenzio Sepe con la teca del sangue di San Gennaro.
 
 
 
Sabato 1° maggio, antecedente la prima domenica di maggio, come avviene da sei anni, un gruppo di castronovesi è partito all’alba da Castronuovo di Sant’Andrea per recarsi in pellegrinaggio a San Paolo Maggiore, dove riposano le sacre spoglie di Sant’Andrea Avellino.

Qui sono giunti alle dieci e, dopo essersi fermati davanti alla Cappella dedicata al Santo, per adornarla con fiori e per pregare, a mezzogiorno hanno partecipato alla celebrazione Eucaristica, presieduta da padre Luigi Ferro, coadiuvato da Ignazio e Beniamino, novizi teatini.

I fedeli erano accompagnati da Romeo Graziano, presidente della Pro-loco e da alcuni soci della Congrega dedicata al Santo.

Molti castronovesi residenti in Campania si sono uniti ai pellegrini. Anche l’avv. Paolo Appella è venuto da Roma per unirsi ai suoi conterranei e rendere omaggio al Santo, del quale ne è discendente.

Al termine della cerimonia religiosa, dopo l’ormai tradizionale indirizzo di saluto di Aldo Bulfaro, tutti si sono recati nella stanza del Santo per raccogliersi in preghiera.

 

Alle sedici, tutti i pellegrini, raggiunti da don Domenico Martino, accompagnati da padre Luigi Ferro e dai novizi Beniamino e Ignazio, si sono recati nel Duomo della città partenopea per ultimare l’addobbo floreale del seicentesco busto d’argento del Santo teatino che, a breve, sarebbe stato accompagnato solennemente dai castronovesi alla processione delle statue. Tale funzione ricorda la traslazione delle reliquie di San Gennaro dal cimitero posto nell'Agro Marciano, nel territorio di Fuorigrotta, alle catacombe di Capodimonte, poi denominate, per questo, di San Gennaro. Tale traslazione si era resa necessaria data la incertezza dei tempi che, al principio del V secolo vedeva i territori italici sempre più frequentemente teatro di scorribande di popolazioni barbariche provenienti dal Nord-Est dell'Europa.

La processione di maggio fu detta anche degli infrascati, perché era consuetudine del clero che vi partecipava di proteggersi dal sole coprendosi il capo con corone di fiori. Ne è memoria la corona di fiori in argento che sovrasta il tronetto sul quale viene posta la teca con il sangue del Santo Patrono di Napoli. Essa porta al centro un enorme smeraldo, dono della Città, di provenienza centroamericana, (forse dal Venezuela) e, proprio per questo, di credibile provenienza dalla famiglia reale borbonica.

 

Quest’anno le statue partecipanti alla processione sono state undici. Nell’ordine di anzianità di proclamazione, dai compatroni più recenti a quelli più remoti: Santa Giovanna Antida, Santa Gertrude, Santa Lucia, Santa Maria Francesca, S. Alfonso Maria de’ Liguori, S. Emidio, S. Giovanni Battista, S. Antonio Abate, Santa Chiara, S. Patrizia, Sant’Andrea Avellino.

Sì, anche quest’anno il Santo castronovese era presente ed era accompagnato solennemente, con preghiere e canti, dai suoi conterranei. Era il compatrono più “vecchio” presente e precedeva solo San Gennaro.

Il cardinale Crescenzio Sepe ha voluto mantenere lo stesso itinerario dello scorso anno:  quello antico. Si è partiti dalla Cattedrale, per poi percorrere un tratto di via Tribunali, piazzetta Sedil Capuano, via delle Zite, via Forcella e ritornare in via Duomo per giungere  Santa Chiara attraverso San Biagio dei Librai.

L’Arcivescovo e la Deputazione della Cappella di San Gennaro hanno voluto che il Patrono attraversasse una delle zone più popolose della città, che da tempo vive momenti di difficoltà, per sollecitare un risveglio della fede, per entrare nel cuore e nei problemi della gente, per condividerne le attese e le speranze.

Si è voluto che la manifestazione diocesana si concludesse con la Messa in Santa Chiara. Il ritorno era soltanto un fatto pratico per riportare ampolle e busti in Cattedrale. Quest’anno, tale trasferimento è avvenuto in forma privata.
 

Alle  diciassette, il Cardinale Arcivescovo si è recato nella Cappella del tesoro, accolto dalla Deputazione e dai Prelati della Cappella. L'Abate Prelato, con il Deputato di turno, alla presenza del Cardinale, ha aperto la cassaforte che custodisce il tesoro, cioè le reliquie del Santo. Sul sagrato del Duomo l'avvio della processione è stato preceduto dalla presentazione dei compatroni partecipanti alla processione e da un breve momento di preghiera guidato dall'Arcivescovo.

In Santa Chiara, alle 20.15 si è ripetuto il miracolo di San Gennaro. L'annuncio della liquefazione del sangue del patrono di Napoli, dato con lo sventolio del fazzoletto bianco, è stato accolto da un lungo applauso dalle numerose persone presenti nella basilica di Santa Chiara, tra cui tantissimi stranieri.

«San Gennaro ci vuole bene». Lo ha detto soddisfatto il cardinale Sepe, dopo la liquefazione del sangue del patrono di Napoli. Il miracolo è avvenuto dopo una lunga attesa.

Il prelato aveva già dato appuntamento ai fedeli per domattina in cattedrale dove sarebbero proseguite le preghiere. Ma prima di scendere dall'altare della basilica di Santa Chiara per rientrare in processione verso il Duomo, si è avvicinato alla teca ed ha sorriso lasciando capire ai membri della deputazione che il prodigio si era rinnovato. Quindi, la teca contenente le due ampolle con il sangue è stata offerta al bacio dei fedeli.

 

A tarda notte, dopo aver vissuto momenti di grandi emozioni, i castronovesi sono rientrati nella loro terra, la stessa del Santo che erano andati a venerare, con la consapevolezza di aver partecipato ad un’altra intensa giornata della calda Napoli religiosa.

Nicola Arbia

1° maggio 2010

 
 
 



 
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