Contributo alla presentazione del TRATTATO DEL TIMORE

Contributo alla presentazione del TRATTATO DEL TIMORE

Il Trattato del Timore fu scritto da sant’Andrea Avellino negli ultimi quattro anni della sua vita. Infatti, nell’edizione del 1670, fatta stampare da un suo devoto, in due pagine iniziali viene riportato che “giacendo gravemente infermo al letto, li furono mandati dal Cielo i Santi Dottori Agostino e Tommaso, che dopo lungo parlare di Speranza, e di Timore, l’impetrarono quattr’altr’anni di vita, per accrescere maggiormente il tesoro de suoi meriti. Nel qual tempo compose questi due trattati della Speranza, e del Timore, con raccontare più a lungo a noi Mortali quel tanto, che in compendio l’avevano comunicato quei due Santi Dottori…

 

L’originale dell’opera manoscritta è conservato nella Casa teatina di San Paolo Maggiore a Napoli.

Il volume presentato stasera dalle Edizioni della Cometa è la quinta edizione, in italiano, del Trattato. La prima fu pubblicata nel 1670, la quarta nel 1851. Nella sezione manoscritti della Biblioteca Provinciale di Palma di Maiorca esiste una versione in castigliano di quest’opera, inedita, nel V tomo delle Opere varie, ed è l’unica parte tradotta.

 

Certamente si potrebbe pensare che, essendo stato da ormai quattrocento anni fatto Santo, non c’è bisogno di parlare più di sant’Andreea Avellino, ma non è così. Oggi si parla di tanti solo perché, usando i mezzi di comunicazione di massa, essi appaiono. Spesso sono persone vuote, legate ai beni del mondo e senza valori morali.

La sua figura va studiata per conoscere l’uomo, il religioso, lo scrittore, il cui insegnamento, soprattutto in questo momento di decadimento morale della società, è attuale e formativo.

 

Padre Bernardo Laugeni, teatino che per molti anni è stato Preposito di San Paolo  Maggiore, grande devoto e studioso del Santo, ritornato alla casa del Padre due anni fa, in una sua biografia del Santo scriveva: “Non posso sentenziare quale sia stato l’apostolato più benefico ed efficace del Santo. Credo di non sbagliare se dico che questo della penna è il più duraturo, di più ampio raggio. C’è solo da lamentare che oggi il testo degli scritti di S. Andrea è conosciuto da pochissimi e sono ancor meno quelli che ne possono beneficiare.

Vedremo il giorno in cui un santo ed uno scrittore di tali proporzioni e meriti, sarà riscoperto ed apprezzato per i valori dottrinali, ascetici ed educativi che lo spirito e la sua penna ci hanno lasciato?”.

 

 

Sant’Andrea Avellino è stato visto dalla gente del suo tempo come uomo coerente e di alta levatura morale: le autorità dell’epoca, già prima che emettesse i voti, gli affidarono il compito di confessore, avendolo giudicato maturo e di eccellente spirito. Egli trattava i peccatori con immensa benevolenza e i penitenti assiepavano il suo confessionale, per ricevere da lui la parola di luce e di conforto, d’incoraggiamento e di orientamento spirituale.

La sua fama lo precedeva e lo accompagnava ovunque andasse. A Napoli era considerato Santo mentre era ancora in vita.

 

Il Terzo centenario della Canonizzazione (22 maggio 2012) è una buona occasione per realizzare nel suo paese natale delle strutture permanenti che lo possano ricordare e rendere sempre vivo ed attuale. Inoltre, si dovrebbe restaurare la cella dove visse per tanti anni nella Casa di San Paolo Maggiore e creare un archivio elettronico di tutti i documenti che parlano di lui: manoscritti, opere edite e inedite, processi di canonizzazione, iconografia, ecc. Ciò servirebbe a preservarli nel tempo e ne permetterebbe lo studio senza usurare gli originali. Sarebbe bello creare un centro studi permanente.

Per realizzare ciò si dovrebbe recuperare lo spirito vissuto dai castronovesi il 17 e 18 maggio 2007, i giorni antecedenti l’arrivo delle spoglie del Santo nel suo paese natale per la terza volta. In quell’occasione scrivevo sul portale dedicato al Santo:

 

“Nelle due ultime settimane, avvicinandosi il giorno dell’arrivo delle sacre spoglie, c’è stato un piccolo miracolo. Le singole azioni di preparazione che, da tempo, si stavano facendo, si sono trasformate in un’unica azione corale: tutti, ognuno per le proprie competenze, si sono messi a lavorare in modo frenetico per accogliere il loro Santo in modo solenne, vestendo a festa l’intero paese e preparandosi spiritualmente per questo grande evento.

Il paese è diventato un grande cantiere.

C’erano donne, uomini e bambini in ogni angolo del paese a pulire le strade, a pulire le facciate degli edifici, a tinteggiare le pareti, a lucidare i pavimenti delle chiese, ad esporre le coperte più belle sui loro balconi, a far sventolare le bandiere con l’effige del Santo presente sull’artistico logo.”

 

Nicola Arbia

 

20 agosto 2010